martedì 16 gennaio 2018
Corea: vittima o carnefice?

Corea: vittima o carnefice?

Le minacce di uno scontro che hanno origine altrove

In teoria Repubblica Democratica Popolare di Corea, in pratica dittatura. Benvenuti in Corea del Nord, il paese dove secondo Human Rights Watch e Amnesty International il livello di rispetto dei diritti umani è tra i più bassi al mondo.A capo di questo piccolo Stato un supremo leader, alias dittatore, che ha a malapena 30 anni. Infatti il buon Kim Jong-un, o KimJung-Woon che dir si voglia, è fresco di elezione dopo la morte di suo padre, l’indimenticato Kim Jong-il, ed è chiamato a comandareun paese isolato economicamente e politicamente da tutto il mondo. Ma come ha fatto questo “piccolo” paese di quasi 25 milioni di abitanti a scuotere il mondo intero ? La Corea del Nord nonostante non eccella in molti settori brilla, specialmente in uno: quello della difesa, tanto da venir considerato lo Stato più militarizzato al mondo. Tanti sono i soldi spesi nel settore militare, forse il capitolo più oneroso del bilancio coreano, e molti sono gli uomini impiegati. Abbondanti sono anche il plutonio e l’uranio utilizzato da Pyongyang per il proprio programma nucleare, avviato nel 2006, che ha allarmato il mondo intero. Dalla Nato all’ONU, numerose sono le organizzazioni e i governi che si sono mobilitati per negoziare con Pyongyang, ma ad oggi questa mobilitazione è servita a poco e nulla. La Corea del Nord, infatti, visto e considerato il timore degli stati “avversari” ha incrementato i fondi e l’impegno nell’attività nucleare nel giro degli ultimi 7 anni nonostante le sanzioni ripetute da parte dell’ONU. Dal 2006 infatti ci sono state tappe fondamentali: sono state le tappe: il primo test nucleare, l’inizio di produzione di armi nucleari, ma anche le finte retromarce. Infatti nel 2007, un anno dopo il primo test nucleare, i coreani dichiararono di procedere verso la disattivazione del sito nucleare principale entro la fine dell’anno.Il risultato è stato spegnere di fronte ai controlli dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica una torre di raffreddamento che a dir dei coreani era fondamentale per la produzione di uranio, non per il New York Times che l’ha giudicata inutile. Da lì quindi è cambiato qualcosa ? No, anzi. La produzione di armi ha preso il volo e dopo il primo test nucleare c’è stato il secondo e persino il terzo. L’ultimo effettuato il 12 febbraio 2013, che ha rafforzato le convinzioni di questa dittatura la quale dopo il successo dell’ultimo test ha iniziato a “provocare” massicciamente i propri rivali storici. C’è da dire che tentativi di “litigi” ci sono aggiungerei: sempre stati, Pyongyang ha cercato più volte di attaccare briga con i vari Stati Uniti, Giappone e Corea Del Sud. Non è un caso che ad oggi la Corea del Nord sia stata definita come un Paese che può mettere a repentaglio la pace nel mondo. Con i cugini del sud, ad esempio, il rapporto non è mai stato idilliaco.Anche perché questi due Stati rappresentano non solo una forte disgregazione dal punto di vista territoriale in Corea, ma anche due schieramenti del mondo. La parte occidentale capitanata dagli Stati Uniti che è alleata con la Corea del Sud e la parte orientale capitanata dalla Cina che “protegge” i cugini del nord. Il contrapporsi delle due nuove superpotenze. Infatti i due “super-stati” forniscono collaborazioni e aiuti La Corea del Nord viene rifornita dalla Cina che esporta annualmente beni di ogni necessità come petrolio, cibo e altro ancora che sono di fondamentale importanza visto l’isolamento economico totale dal mondo di Pyongyang. La dittatura contro la democrazia. Due stati che si definiscono repubbliche popolari, ma che di repubbliche democratiche non hanno un bel niente e che anzi agiscono al contrario di quella che è la democrazia. L’occidente contro l’oriente, una sfida che ora non è più solo economica ma anche politica e militare.Comunque sia il rapporto tra le due Coree è molto travagliato, c’è la pace solo quando di mezzo c’è la convenienza dei due stati, a seconda delle situazioni. Ad esempio nel 2007 c’è stato un trattato di pace, apparente, che prevedeva 8 punti tra i quali ovviamente la cooperazione economica. Il culmine di questo teatrino lo abbiamo il 30 marzo 2013: stato di guerra. La Corea del Nord spiana le armi contro i cugini. Questo forse per le numerose esercitazioni congiunte tra l’esercito sudcoreano e quello americano che hanno irritato notevolmente Pyongyang da più di 4 anni. Le minacce fanno paura, ma sono realmente serie? Oltre ai test nucleari fino a quel momento solo chiacchiere, infatti anche dopo il 30 marzo quasi calma piatta, almeno a vedere. Di attacchi non ce ne sono stati, ma qualcosa è successo. Sono stati installati due ulteriori lanciamissili sulla costa, il Giappone (uno degli acerrimi nemici) ha comunque garantito di sventare ogni attacco missilistico proveniente dalla Corea Del Nord. Poi il lampo del 5 aprile: l’esercito nordcoreano riceve il via libera per un attacco nucleare contro gli Stati Uniti. E non solo, lo stesso giorno la Corea del Nord ha invitato tutte le ambasciate straniere a Pyongyang a prepararsi a evacuare tanto da arrivare al 9 aprile dove la Corea del Nord afferma di voler fare una guerra termonucleare e l’attacco definitivo sarebbe previsto per il 10 aprile. E ora? Tranquilli, non abbiamo città rase al suolo e per ora non si sente neanche di terze guerre mondiali, ma il presunto siparietto ha portato Pyongyang dopo le minacce più che esplicite a dichiarare di essere disponibile al dialogo in cambio del ritiro di tutte le sanzioni ONU, dell’interruzione delle operazioni di collaborazione militare tra USA e Corea del Sud, nonché delle scuse ufficiali dei due paesi. Ad oggi non ci sono state scuse, la collaborazione continua e le sanzioni non sono state sospese, però è in corso una trattativa. Ma cosa si nasconde dietro le quinte di questo teatrino? Come sempre l’apparanza inganna e a ben vedere l’ipotresi di un cambiamento dello status quo è alquanto lontana. La facciata ci mostra le operazioni militari, le piccole scaramucce, le minacce senza seguito ne fondamento, le sanzioni e le trattative farsa. L’interno nasconde tutt’altro: in realtà nessuno vuole la guerra. Gli Stati Uniti non possono fare la prima mossa, e non hanno nessun desiderio di una guerra che possa destabilizzare la zona. Il Giappone teme una Corea unita che possa contrastare i suoi interessi nell’area e intralciare i suoi commerci. La Corea del Sud per ovvie ragioni vede la guerra come una catastrofe di immani proprorzioni. La Corea del Nord non riesce a raggiungere il territorio americano con le proprie armi nucleari, al massimo potrebbe colpire i cugini del sud, ma equivarrebbe a sprecarle. Ma più in generale non ha nessuna speranza di vincere, da sola, una guerra contro gli Stati Uniti. E qui arriviamo al soggetto chiave: la Cina. Seppure Pechino sia un’indiscussa potenza economica e abbia elargito degli aiuti alla vicina, tanto territorialmente quanto per ideologia, Corea, siamo sicuri che sarebbe disposta a sostenere una guerra contro gli Stati Uniti? E soprattutto per quale ragione dovrebbe invischiarsi in un conflitto che le succhierebbe risorse, tempo, uomini, il tutto a discapito della produzione? Qualcuno adduce la spiegazione di una probabile aspirazione della Cina all’egemonia politica del globo. In sostanza lo farebbe per sfidare a duello gli Stati Uniti, disarcionarli e salire sul cavallo del vincitore. Diventerebbe così la superpotenza indiscussa del globo. A tale visione, a dir poco irrealistica, si possono muovere diverse obiezioni: la Cina sta già mettendo dei vincoli alla potenza americana comprando l’immenso debito pubblico del Paese a stelle e strisce e per di più l’egemonia politica non le interessa proprio. Ecco le prove: l’unico interesse di Pechino è la crescita continua e esponenziale. Non metterebbe mai a rischio il proprio PIL per una guerra. Tanto più quando la situazione attuale le porta dei benefici immensi. Infatti se è vero che ha concesso degli aiuti alla Corea del Nord, essi vanno a compensare solo in minima parte tutte le risorse naturali che la Cina sta estraendo dal suolo degli alleati. Pechino depreda il Paese e lo ricompensa con aiuti simbolici. È questo quello che si nasconde dietro il sodalizio tra le due dittature. La Cina conosce solo un linguaggio: lo sfruttamento, che stanno mettendo in atto in tutto il mondo, soprattutto in Africa. L’egemonia politica implicherebbe impegnarsi per trasformare i sistemi politici degli Stati del continente nero affinché diventino simili a quello cinese, implicherebbe l’imposizione di un’ideologia. Implicherebbe una responsabilità che Pechino non ha nessuna intenzione di prendersi. Quindi conviene non dare molto peso a questi movimenti di facciata e affrontare la realtà: la guerra non scoppierà, la Cina continuerà a dissanguare il suolo della Corea del Nord e dell’Africa subsahariana fino a che le farà comodo e gli Stati Uniti continueranno a fare finta di prendere sul serio le minacce di Pyongyang in modo da giustificare la propria immensa spesa militare. In tutto ciò Kim Jong-un deve fare i conti con l’ombra del padre e siccome all’esterno non può far altro che abbaiare, in casa si rifarà sui poveri, già vessati, sudditi nord coreani, le vere vittime di tutto questo teatrino.

Redazione online

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