mercoledì 13 dicembre 2017
“WE CARE”: il papa e la scuola

“WE CARE”: il papa e la scuola

L’incontro del Santo Padre con il mondo della Scuola italiana

Il 10 maggio 2014 la Scuola ha incontrato Papa Francesco in Piazza San Pietro. L’evento ha richiamato a Roma 300.000 persone: bambini, ragazzi, studenti, docenti, educatori, religiosi, dirigenti, operatori scolastici e famiglie. L’incontro del Santo Padre con il mondo della Scuola italiana si è intolato “We care” ed è stato organizzato dalla Conferenza Episcopale Italiana nell’ambito del progetto “La Chiesa per la Scuola”.

Erano previste 150.000 persone, ne sono arrivate 300.000 da tutto il Paese per incontrarsi, condividere e ascoltare il Papa. Senza dubbio l’alta affluenza di fedeli è riconducibile al fatto che l’educazione, senza distinzioni, sta a cuore davvero a tutti: “we care”.

Il motivo dell’evento

La CEI nella persona del Segretario Generale, Mons. Nunzio Galantino, spiegando le ragioni dell’evento, dice: “Alla Chiesa sta a cuore la scuola, la scuola tutta” – poi aggiunge – “Una scuola che sia luogo di confronto e non di indottrinamento ideologico; una scuola la cui forza non sta tanto o solo nelle strutture e nei programmi, ma nel «materiale umano»”. La Chiesa è dunque in prima fila nella sfida educativa. Sono pochi ma chiari i messaggi che la CEI ha voluto lanciare sabato scorso. Basta scontri, bisogna ricucire le generazioni, ma soprattutto le diverse agenzie educative, Chiesa compresa. Urge ribadire il tema della libertà di scelta educativa ai genitori. C’è la necessità di impegnarsi a formare persone critiche e libere per una società più aperta. Infine, la Conferenza Episcopale Italiana con l’incontro del 10 maggio ha voluto chiarire che il contributo della Chiesa non si rivolge alle sole scuole cattoliche.

Il programma della giornata è stato molto intenso. Non sono mancati momenti di musica e spettacolo. Diversi artisti  come Francesco Renga, Fiorella Mannoia, Giulio Scarpati e molti altri si sono alternati alle testimonianze provenienti dal mondo della scuola.

Papa Francesco si è concesso a bordo della papamobile un lungo giro tra la folla che ha completamente riempito Piazza San Pietro e tutta Via della Conciliazione. Successivamente il Pontefice ha raggiunto il sagrato ed è stato accolto da insegnanti e studenti. Sul palco allestisto per l’occasione in un angolo si vede la Croce e nell’altro angolo si trova una lavagna sulla quale è stato scritto «W la scuola».

L’incontro si è aperto ufficialmente alle 17.00 con i saluti del Presidente CEI, il Card. Angelo Bagnasco. “La Chiesa italiana ha scelto l’educazione come la chiave di volta del suo impegno di evangelizzazione” dice il cardinale. “Insieme a Papa Francesco” – aggiunge – “vogliamo rinnovare il nostro desiderio di educare per vivere insieme”. Bagnasco nel suo saluto ribadisce che la libertà dei genitori verso i figli rappresenta un diritto sancito dal nostro Paese. “La scuola apre un contatto molteplice che arricchisce” – conclude il presidente della CEI – “dalla scuola passa la bellezza della vita”. Successivamente la piazza riceve anche i saluti della Prof.ssa Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione.

Il discorso del Santo Padre

Dopo il susseguirsi degli artisti e dei testimoni arriva il discorso di Papa Francesco che tutti attendevano. Un boato di applausi e di cori si alza da San Pietro non appena il Santo Padre si alza dalla sedia per rivolgersi ai presenti. “Avete realizzato una cosa proprio bella!” Sono queste le parole piene di gioia che aprono il bellissimo discorso del Pontefice. “Si vede che questa manifestazione non è contro, è per! Non è un lamento, è una festa! Una festa per la scuola. Sappiamo bene che ci sono problemi e cose che non vanno, lo sappiamo. Ma voi siete qui, noi siamo qui perché amiamo la scuola. Dico noi perché io amo la scuola”. Papa Francesco poi spiega il motivo per il quale ama la scuola e invita a farlo pure a noi: “Amo la scuola perché è sinonimo di apertura alla realtà. Almeno così dovrebbe essere! Non sempre lo è, allora vuol dire che bisogna cambiare un po’ l’impostazione.” Poi il Papa aggiunge un passaggio fondamentale: “..se uno impara a imparare, questo gli rimane per sempre, rimane una persona aperta alla realtà!” – e rincara la dose – “ …gli insegnanti sono i primi che devono rimanere aperti alla realtà, con la mente sempre aperta a imparare” – e ancora – “…i ragazzi […] sono attratti dai professori che hanno un pensiero aperto”. Papa Francesco, sempre nel discorso, ha detto che ama la scuola perché la scuola è un luogo di incontro: “si incontrano i compagni, si incontrano gli insegnanti, si incontra il personale…” Secondo il Santo Padre la scuola è un complemento della famiglia, un posto nel quale socializziamo. Le famiglie dei ragazzi di una stessa classe devono collaborare nelle formazione e non devono mai trovarsi contrapposte. A questo punto Papa Francesco colpisce Piazza San Pietro con uno dei sui soliti gesti ai quali ci ha abituato: “per educare un figlio ci vuole un villaggio”. Il Pontefice ripete più volte questo proverbio africano e lo fa ripetere in coro ai 300.000 presenti in piazza. Infine il Papa dice: “amo la scuola perché ci educa al vero, al bene e al bello”. La scuola deve educare al senso del vero, del bene e del bello: questo è il messaggio finale di Bergoglio. Attraverso le diverse discipline che la scuola offre si coltiva nei ragazzi il senso del vero, del bene e del bello. Queste dimensioni come ha detto Papa Francesco non sono mai separate tra loro: “se una cosa è vera, è buona ed è bella; se è bella, è buona ed è vera; e se è buona, è vera ed è bella. E insieme questi elementi ci fanno crescere e ci aiutano ad amare la vita”.

Questi sono solo alcuni dei passaggi del discorso del Santo Padre, però bastano a farci capire il grande messaggio che la Chiesa ha voluto lanciare a tutta la Scuola italiana, lo scorso sabato.

L’educazione, quella vera, ci porta ad amare la vita e non corrompe l’uomo.

Stefano Bonetti

 

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