martedì 16 gennaio 2018
#Climamundial: La storia degli inni “mondiali”

#Climamundial: La storia degli inni “mondiali”

La cronologia delle canzoni ufficiali dei Mondiali di calcio, dal 1990 al 2014. Non tralasciando annedoti e polemiche

“To be number one running like the wind playing hard but always playing fair” cantava Giorgio Moroder nel 1990, in occasione dei mondiali di calcio italiani. Il testo venne poi reinterpretato da Edoardo Bennato e Gianna Nannini, diventando niente meno che “Un’estate italiana”, nota anche con il titolo di “Notti magiche”. Una delle canzoni italiane più conosciute e cantate di sempre, un vero tormentone che, ancora oggi dopo vent’anni, non tramonta mai, ma anzi è ancora capace di rievocare l’atmosfera sognante di quell’estate. Quattro anni dopo era la volta degli Stati Uniti: la canzone ufficiale dei campionati mondiali era “Gloryland” di Daryl Hall, ma della cerimonia d’apertura si ricorda specialmente la cantante Diana Ross, la quale sbagliò il rigore che avrebbe dovuto dare il via alla manifestazione. In occasione della finale, giocata a Los Angeles, si esibirono “i Tre tenori”, un gruppo di tre artisti lirici, di cui faceva parte anche il grande Luciano Pavarotti.

UNA FRANCIA “LATINA” E UN ORIENTE ALTERNATIVO – Come non ricordare, invece, “La copa de la vida” di Ricky Martin? Un’esplosione di energia, che inneggia all’amore e alle lotte che bisogna affrontare per vincere nella gara della vita. La coppa di Ricky Martin fu scelta per i Mondiali di calcio di Francia nel 1998, anno in cui fu proprio la Francia a trionfare, festeggiando con una sfilata sugli Champs-Elysées a ritmo di musica latina. Un po’ anomala fu l’edizione dei mondiali del 2002, svoltasi in Corea del Sud e in Giappone, che vide protagoniste non una, ma ben due colonne sonore. La prima era “Anthem” del compositore greco di musica elettronica Vangelis, mentre l’altra, più nota, era “Boom” di Anastacia, che cantò alla cerimonia d’apertura dei mondiali, circondata da coreografie di bandiere di tutte le nazioni.

LA GERMANIA AI NOSTRI PIEDI – E finalmente Germania 2006, dove, sotto le toccanti note di “The time of our lives”, della bellissima Toni Braxton e del gruppo musicale “Il Divo”, si giocò il primo match d’apertura tra Germania e Costa Rica. Esattamente un mese dopo, il 9 luglio, l’Italia coronava la sua quarta vittoria mondiale e quella notte indimenticabile si chiuse a Berlino su delle note diverse. Se proviamo a ricordare il trionfo di Berlino, nella nostra mente riecheggia, più forte che mai, il famoso coro “Popopopopo”. Questo coro, divenuto tormentone dell’estate italiana, non fa altro che riprendere il verso ad un grande pezzo dei The White Stripes, intitolato “Seven Nation Army”. Non ce ne vogliano quelli della FIFA, ma per noi, l’inno del Mondiale in Germania è questo.

IL TORMENTONE DEL 2010 – Le immagini memorabili dell’ultimo rigore di Fabio Grosso di Berlino ’06 aprono anche il video di “Waka Waka”, colonna sonora dei Mondiali del 2010 in Sudafrica. In questa occasione è Shakira a cantare, circondata da bambini e da ragazze con costumi tipici sudafricani. “È arrivato il momento dell’Africa” dice la colombiana, “waka waka” significa letteralmente “cammina cammina” e nella sua scrittura Shakira si è ispirata ad una canzone camerunense intitolata “Zangalewa”.

IN BRASILE NON SONO CONTENTI – Indubbiamente una rassegna di grandi successi, ma che dire di questo 2014? L’8 aprile è stata pubblicata quella che è la canzone ufficiale di questo campionato mondiale di calcio in Brasile, “We are one (olè olà)” di Pitbull e di Jennifer Lopez, con la partecipazione della cantante brasiliana Claudia Leitte. Giovedì, alla cerimonia di apertura a San Paolo, i tre artisti si sono esibiti e sono stati acclamati dal pubblico, ma il loro brano è stato vittima di non poche critiche e osservazioni negative, fin dal primo ascolto. Il pezzo è stato criticato a tal punto, che in molti sono arrivati a preferire la canzone di ShakiraDare (la la la)”, rivisitata in vista dei mondiali insieme al brasiliano Carlinhos Brown. Quest’ultima è stata acclamata come contro-inno di questo mondiale brasiliano, dopo le accuse rivolte alla prima. La critica, mossa contro la FIFA, è stata per la scelta di due cantanti americani assolutamente estranei alla cultura locale e per la parte quasi irrilevante alla fine del pezzo di Claudia Leitte. La popolazione brasiliana rifiuta, inoltre, di identificarsi in alcuni passaggi del video ufficiale, in cui si vedono falsi stereotipi, come ballerine seminude e bambini che giocano lungo le strade. Niente a che vedere, insomma, con la tradizione culturale e musicale brasiliana.

Cecilia Trezza

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