giovedì 17 agosto 2017
Venezia sommersa da un’ondata di scandali

Venezia sommersa da un’ondata di scandali

Venezia, una de  «… le celebri città stato che con le loro gesta squartarono le tenebre dei cosiddetti “secoli bui” »(Gino Benvenuti, “Le Repubbliche Marinare”), viene letteralmente sommersa da un’ondata di arresti a politici e funzionari pubblici fatti scattare dai magistrati che da ben tre anni indagavano su tangenti, false fatture e fondi neri collegati agli appalti per la realizzazione del progetto Mose o Modello Sperimentale Elettromeccanico.

Il progetto. Tale progetto cominciò ad essere ideato negli anni ’60 per arginare il fenomeno dell’acqua alta che ha attanagliato Venezia con frequenza sempre maggiore nel corso dell’ultimo secolo. Il Mose prevede 78 paratoie mobili, disposte a formare 4 barriere poste nelle 3 bocche di porto nelle quali la laguna di Venezia entra in comunicazione con il Mare Adriatico. Le barriere sono progettate per rimanere abbassate in condizioni di marea normale; esse emergono infatti, solamente quando l’acqua sale sopra i 110 cm per impedire così all’acqua di superare i livelli di guardia. Il progetto venne affidato al “Consorzio Venezia Nuova” composto da grandi imprese di costruzioni italiane, cooperative ed imprese locali; ed è proprio tra queste schiere di imprenditori, costruttori, politici e amministratori, che si è realizzato un progetto criminoso ed illegale.

Le accuse. La fitta rete di indagini della Guardia di Finanza ha visto finire in manette ben 35 persone che attendono, chi in carcere, chi agli arresti domiciliari, di rispondere dei reati di corruzione, finanziamento illecito ai partiti e frode fiscale. Secondo i pm del pool della Dda di Venezia – Stefano Ancillotto, Stefano Buccini e Paola Tonin, colui che dirigeva il sistema era l’ex capo del Consorzio, Giovanni Mazzacurati che aveva raccontato tutto alla Procura. Nell’ordinanza del Gip, non sono comunque stati risparmiati amministratori e funzionari dello stato. Coinvolti nel progetto economico criminoso, sono anche un magistrato della Corte dei Conti, un ex consigliere politico ed un finanziere vicentino. La comoda collaborazione di soggetti così influenti aveva come fine ultimo quello di riscuotere benefici personali di svariato genere ovviamente tutto ai danni dello Stato e dei cittadini. La vicenda che tristemente ha scosso la regione Veneta, ha visto prender parte al progetto criminoso anche due significativi esponenti della regione che per anni hanno “dettato legge sul territorio”. Si teme infatti che Venezia possa diventare la culla di una nuova Tangentopoli.

Cosi l’ex Repubblica Marinara naviga in acque scure ed insidiose, sicuramente non per semplice sfortuna, ma per l’ingordigia di chi, come Cerbero nel VI canto di Dante Alighieri, azzanna come una bestia desiderosa del pasto, la fanghiglia che Virgilio getta nelle sue “bramose canne”.

 Redazione online

 

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