mercoledì 13 dicembre 2017
Gaza: c’è chi dice no

Gaza: c’è chi dice no

La testimonianza di 24 medici che, attraverso una lettera, vogliono far capire al mondo cosa sta succedendo a Gaza

A Gaza è in vigore un blocco via mare e via terra dal 2006, che fino ad oggi ha messo in ginocchio l’intera popolazione riducendola ad una catastrofica condizione di povertà e schiavitù. Chiunque provi ad avventurarsi oltre tre miglia nautiche dalla costa, può essere colpito dalla marina israeliana. Gaza è, e rimane, congelata lì. La sua popolazione non può andare a studiare o esercitare una professione all’estero, non può nemmeno sognare di uscire dal proprio territorio per andare a far visita alle proprie famiglie. Ma la situazione più drammatica, causata da questo blocco, è la mancanza di cibo, medicinali e altri beni essenziali alla vita. L’aggressione militare in corso è la terza su vasta scala a partire dal 2008.

INSORGONO I MEDICI – Questa volta è il momento di dire “No” e i primi a farlo sono stati ventiquattro medici e scienziati, italiani e inglesi, i quali hanno denunciato l’orrore che ha investito Gaza attraverso una lettera inviata a Richard Horton, editore della celebre rivista britannica “The Lancet”. La loro etica li ha portati a scrivere una richiesta d’aiuto indirizzata a tutti coloro che potrebbero avere la possibilità di cambiare le cose, una supplica, affinchè la verità di Gaza venga a galla. “Su base della nostra etica e pratica, denunciamo ciò cui stiamo assistendo nell’aggressione di Gaza da parte di Israele. Su questa base chiediamo ai nostri colleghi, professionisti giovani e anziani, di denunciare l’aggressione israeliana. Noi stessi siamo pronti a essere testimoni pubblici di ciò che sappiamo” scrivono tra le prime righe della lettera. Accusano Israele di aver attuato un attacco militare contro una popolazione innocente, con il pretesto di voler colpire i terroristi e sradicare partiti politici. Il terrore dilaga tra le vie e la gente subisce traumi non solamente fisici ma anche psicologici, perfino i bambini con più di sei anni d’età sono costretti per la terza volta alla vista dell’atroce volto della guerra. “Ci stanno ammazzando tutti comunque – che sia una morte lenta per l’assedio o una rapida da attacchi militari” spiega Um Al Ramlawi, ripreso poi nella lettera dei medici.

Anche il futuro rappresenta un’incognita per la popolazione di Gaza: se per i più fortunati ad attenderli non c’è la morte, ci sono comunque miseria e malattia, a causa dell’uso di armi a non frammentazione e bombe a testata pesante che causano malformazioni genetiche. La denuncia parte dal Regno Unito e vuole fare il giro del mondo perché tutti sappiano e denuncino: se coloro che sono in grado di farsi sentire non si oppongono a questo crimine di guerra, sono anch’essi complici della distruzione delle vite e delle abitazioni di Gaza. Ma nel frattempo i civili, in particolare donne e bambini, soffrono la fame e vivono nel terrore, lottando per una vita migliore che sembra non voler arrivare mai.

Redazione Online

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