mercoledì 13 dicembre 2017
Perché proprio Charlie Hebdo?

Perché proprio Charlie Hebdo?

La libertà che genera odio nelle parole del direttore ‘Charb’

L’ATTENTATO. Armati di kalashnikov e con una vendetta da servire in breve tempo, tre uomini, rispettivamente di 32, 34 e 19 anni, ieri mattina, 7 gennaio 2015, hanno fatto irruzione nella sede del settimanale satirico “Charlie Hebdo” a Parigi. Cinque minuti di terrore, 12 vittime e 11 feriti, alcuni dei quali molto gravi ma, secondo gli ultimi aggiornamenti, non più in pericolo di vita. Nel mirino 8 giornalisti della redazione: il direttore Stephan Charbonnier, detto Charb, e i più importanti vignettisti, tra i quali ricordiamo Cabu, Tignous, Philippe Honorè e Georges Wolinski, famoso anche in Italia. Nell’attentato sono rimasti uccisi anche un poliziotto, l’economista Bernard Maris, collaboratore di France Inter, e la psicologa e psicoterapeuta Elsa Cayat.

I SOSPETTATI. Equipaggiamento, freddezza, precisione del tiro. I due massacratori islamici hanno una profonda preparazione militare. Secondo le parole dell’esperto di terrorismo Antoine Basbous, questa tragedia umana può essere l’inizio di una nuova ondata di attentati terroristici «come nel 1995»: non più gruppi spontanei e ordigni improvvisati, ma veri commando in azione, addestrati perfettamente e capaci di mantenere «una calma eccezionale». Urlano «Allah Akbar», ma conoscono perfettamente il francese, così come tutti i nomi dei giornalisti della redazione. Il video che i media si stanno impegnando a non diffondere o a pubblicare depurato dalle scene più crude riporta altre urla deliranti dei terroristi: «Abbiamo vendicato il profeta», «Abbiamo ucciso Charlie Hebdo», «Siamo di Al Qaeda». Queste le frasi pronunciate poco prima di giustiziare i vignettisti.

HOLLANDE. Parigi è blindata: almeno 500 agenti in arrivo di rinforzo da altre città, posti di blocco ovunque, dalla torre Eiffel alle banlieues. Il presidente Francois Hollande, visibilmente sotto shock, dichiara che si tratta di «attentato terroristico senza alcun dubbio» e, in serata, in un discorso tv di pochi minuti pronunciato direttamente dall’Eliseo, definisce le vittime della strage «eroi», caduti per il più alto ideale della storia dell’uomo, la libertà. Anche la leader del Front National Marine Le Paine lancia, sempre in tv, un messaggio di solidarietà non solo ai francesi, ma a tutti gli uomini che «stanno dalla parte della vita e della libert໫Bisogna dire basta all’ipocrisia e chiamare le cose con il loro nome: è una strage perpetrata dall’integralismo islamico». 

Anche il Italia sale il livello di allerta dopo il terribile assalto. Vengono immediatamente potenziati i servizi di vigilanza agli obiettivi sensibili della capitale romana, con particolare attenzione nei confronti delle varie redazioni giornalistiche. Angelino Alfano decide di convocare il Comitato di Analisi Strategia Antiterrorismo, e rilascia in serata a Porta a Porta:
«Il livello di allerta è elevatissimo, benchè non ci siano tracce concrete di segnali specifici di organizzazioni di eventuali attentati in Italia».

Nel frattempo, mentre nelle piazze migliaia di persone manifestano il proprio sdegno impugnando una matita, simbolo di libertà di espressione e di non sottomissione, è caccia agli uomini. Secondo quanto riportano le testate giornalistiche di quest’oggi, in particolare il quotidiano francese Liberation, sarebbero stati identificati e localizzati nei pressi della città di Reims. «Alcune persone legate ai killer sono da stanotte in stato di fermo» assicura Manuel Valls, e secondo le fonti giudiziarie citate dai media, i fermati effettivi sono 7, tra cui Hamyd Mourad, sospettato di essere l’autista del commando. Teste di cuoio e polizia stanno cercando Said e Cherif Kouachi, i due fratelli di origine parigina già noti ai servizi di intelligence francesi, mentre il più giovane dei tre ricercati si sarebbe consegnato alla polizia in tarda serata. Intanto, gli ultimi aggiornamenti riportano quelli che possono essere definiti i “primi effetti collaterali” del massacro a Parigi: un’esplosione si è verificata vicino a una moschea nell’est della Francia, nella regione di Lione, ma al momento non risultano vittime.

VIGNETTE SCOMODE. Li hanno cercati, uno per uno, in particolare Charb, autore di un’ultima vignetta tragicamente profetica, in cui scherzava sui possibili attacchi terroristici imminenti in Francia. Un quarto d’ora prima dell’attacco girava infatti sul profilo Twitter un’immagine, spiccatamente satirica, che ironizzava sul capo dello Stato Islamico, l’autoproclamato Abu Bakr al-Baghdadi. La didascalia dice: «Auguri. Anche da parte di Al-Baghdadi». Vi si vede l’inturbantato capo dell’Is impegnato in un sermone: «E soprattutto la salute!» conclude. C’è tuttavia da ricordare che non si tratta del primo caso. Il giornale era ormai da anni nel mirino del fanatismo per le sue numerose e frequenti provocazioni contro gli estremismi religiosi di ogni tipo. Charlie Hebdo, diretto da Stephan Charb Charbonnier, morto nell’attentato, è dal 1970, anno della sua fondazione, che risparmia vignette-scandalo. Libertario, anticonformista, politicamente scorretto e irriverente, con un gusto per le idiosincrasie dell’universo ebraico, le fissazioni della Chiesa cattolica e del Vaticano, e infine per le intolleranze del mondo islamico, ha da sempre scelto il filtro della satira per interpretare il mondo, la società e la religione, ma la difesa ad ogni costo della libertà di espressione questa volta gli è costato davvero cara. Già nel 2006 il giornale suscita polemiche decidendo di pubblicare una serie di caricature di Maometto, diffuse in origine dal quotidiano danese Jyllands-Posten, e vendendo più di 400.000 copie. Ma nei Paesi musulmani si scatena un reale odio che diventa sempre più concreto: diverse organizzazioni musulmane francesi chiedono, invano, di mettere al bando il numero incriminato. Non è da sottovalutare ciò che accade poi a fine 2011: la redazione non solo viene completamente distrutta da un incendio doloso, ma il sito del giornale viene attaccato dagli hacker dopo un numero speciale intitolato “Sharia Hebdo”. Gli inquirenti sono d’accordo: si tratta di attacchi di matrice islamica. Le “violenze sottili” non si fermano. Ancora nel settembre del 2012, la sede viene blindata dalla polizia dopo le minacce per la pubblicazione di vignette ispirate al film scandalo “L’Innocenza dei musulmani”, che all’epoca stava infiammando il mondo islamico. Il direttore rilascia un messaggio chiarissimo: «Siamo un Paese laico, all’avanguardia nelle libertà d’espressione e non dobbiamo cedere alla minoranza che ci prende in ostaggio. I fondamentalisti islamici sono solo una minoranza, che però riesce a far parlare di sé con il ricorso alla violenza». Per il direttore fare “marcia indietro”, smorzare le proprie idee, adeguarsi a ciò che non è la realtà, è un’azione insensata, una sorta di tradimento a quella che è la professione di giornalista e/o di vignettista. Risuonano ora le sue parole “libere”: «Se domani rinunciassimo a disegnare Maometto gli integralisti griderebbero vittoria e si spingerebbero ancora più in là, magari impedendoci di disegnare altre cose e così via… se cediamo, alla fine ci sarà soltanto una pagina bianca».

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PAPA FRANCESCO. D’altronde la libertà ha da sempre suscitato odio, un odio che si manifesta nella crudeltà che non dovrebbe appartenere all’uomo, una crudeltà che spinge gli esseri ad uccidere altri esseri. Su Twitter impazzano la polemica, gli hashtag, i dibattiti politico-ideologici, le vignette di cordoglio, ma è difficile trovare le parole giuste quando si parla di morti innocenti. Papa Francesco, secondo una nota diffusa dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, invita a riflettere su questa «violenza omicida abominevole». Nel dettaglio, egli esprime «la più ferma condanna per l’orribile attentato che ha funestato Parigi con un alto numero di vittime, seminando la morte, gettando nella costernazione l’intera società francese, turbando profondamente tutte le persone amanti della pace ben oltre i confini della Francia». E ancora: «Papa Francesco partecipa nella preghiera alla sofferenza dei feriti e delle famiglie dei defunti ed esorta tutti ad opporsi con ogni mezzo al diffondersi dell’odio e di ogni forma di violenza, fisica e morale, che distrugge la vita umana, viola la dignità delle persone, mina radicalmente il bene fondamentale della convivenza pacifica fra le persone e i popoli, nonostante le differenze di nazionalità, di religione e di cultura».

Beatrice Cristalli

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