mercoledì 13 dicembre 2017
Il coraggio dei ragazzi di Cortocircuito

Il coraggio dei ragazzi di Cortocircuito

Alcuni si spaventano quando si parla di mafia, altri ne negano l’esistenza. E poi ci sono quelli che la combattono a viso aperto, tramite social network, interviste, inchieste, progetti e collegamenti tv. Tra questi modelli esemplari, spiccano i ragazzi di Cortocircuito

COS’È CORTOCIRCUITO – Cortocircuito è un’associazione culturale antimafia di Reggio Emilia, fondata nel giugno 2009, non da poliziotti, politici di un certo rilievo o persone che hanno da sempre avuto a che fare con i mafiosi, no, Cortocircuito è stata fondata da alcuni ragazzi, che all’epoca studiavano ancora alle scuole superiori. L’associazione è nata con l’intento di parlare di temi che ancora oggi sono scomodi a giornali o televisioni nazionali. Inizialmente Cortocircuito era solo un giornale studentesco che raccoglieva commenti ed opinioni. In pochi mesi si sono aggiunti anche una versione digitale e un blog dove venivano pubblicati gli articoli e condivise le opinioni degli interessati. Ad un anno dalla sua fondazione, nel 2010, l’attività di Cortocircuito si è trasformata, concentrandosi sulla realizzazione di inchieste, incontri pubblici e iniziative mirate a rendere consapevoli le persone. Così facendo, una piccola realtà studentesca si è conquistata di diritto il ruolo di protagonista nella lotta contro la mafia in Emilia. Dei semplici ragazzi hanno dato il loro contributo agli organi investigativi dell’Arma dei Carabinieri di Reggio Emilia e alla DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) di Bologna. La loro ultima video-inchiesta è stata anche proiettata in tribunale: nel video si vede il sindaco di Brescello, che cammina con Francesco Grande Aracri (condannato in via definitiva per mafia) e di lui dice “è gentile, educato e composto”.

NESSUNO SAPEVA? – Pino Aprile, giornalista e scrittore, scrive: “Perché proprio dei ragazzini? Com’è possibile che, mentre loro acquisivano documenti per portare avanti un’indagine, nessun altro agisse per contrastare questa organizzazione? Sono stati i primi ad accorgersi della presenza della mafia nella loro città?” Secondo le recenti indagini no. Non erano gli unici ad essere a conoscenza di questi fatti. Anche alcuni funzionari pubblici, anche rappresentanti delle forze dell’ordine sapevano dei gruppi mafiosi. Sono stati proprio loro ad essere arrestati durante le indagini: persone corrotte, che passavano informazioni alla mafia e ne coprivano le azioni.

LE MINACCE – Durante le indagini i ragazzi hanno ricevuto anche minacce, mirate a farli desistere dai loro intenti. Eppure, nonostante queste intimidazioni hanno continuato nella loro opera, puntando ad una purificazione del loro territorio dagli enti mafiosi, provando a riportare la legalità e la giustizia. Cosa ci insegna il fatto che un gruppo di ragazzi si impegni in questo campo? Forse si iniziano a raccogliere i frutti dell’educazione alla legalità che, soprattutto tra i giovani, si è cercato di diffondere, seguendo l’esempio di personaggi come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e molte altre persone vittime della mafia, tra cui il fratello maggiore del nostro neoeletto Presidente della Repubblica, Piersanti Mattarella e degli eventi che diverse associazioni (per lo più,sempre composte da studenti) organizzano cercando di catturare l’attenzione di adolescenti e non, come la Nave della Legalità. 

LE IDEE RESTANO – Giovanni Falcone diceva: “Gli uomini passano, le idee restano e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”. Sarà questa generazione a combattere veramente le piaghe della mafia? Elia Minari, coordinatore di Cortocircuito, ne è convinto, dichiara infatti che tutti possiamo agire per arginare l’influenza della mafia, della corruzione e dell’ingiustizia, che tutti siamo in grado di fare la nostra parte, per il Bene Comune e per uno Stato migliore.

I ragazzi possono contare su un innato senso di giustizia, un innato bisogno di verità. A quest’età possiamo davvero spaccare il mondo, cambiare le cose, perché lo percepiamo come un bisogno primario, una clausola alla sopravvivenza, come se non ci fosse altra scelta. L’imprudenza che viene accusata ai più giovani dagli adulti, non è nient’altro che la risposta a un impulso naturale. L’imprudenza si trasforma in coraggio quando un gruppo di liceali diventa un esempio per un’intera nazione, per la massa di coetanei che si coccolano nella noncuranza: accettare di avere degli interessi pericolosi e perseguirli, fare qualcosa di grande quando ancora non si ha in mano il diploma di maturità. Verrebbe quasi da dire, a chi deve sempre criticare, ché non ha capito nulla: taci e copia. 

Redazione online

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