martedì 17 ottobre 2017
La scuola paritaria non è privata, la “Buona Scuola” lo ha capito?

La scuola paritaria non è privata, la “Buona Scuola” lo ha capito?

Le detrazioni fiscali per la scuola paritaria rappresentano una svolta storica per l’Istruzione italiana. Ecco tutto quello che è successo e che succederà

In queste ore la “Buona Scuola” è sulla bocca di tutti; dalla condizione di precarietà di tanti insegnanti all’Articolo 33 della Costituzione. In questa jungla di dibattiti entra a gran voce la tanto discussa scuola paritaria. Sembra l’opinione più diffusa affermare che la riforma scolastica in corso rappresenta un’occasione irripetibile per superare lo storico scoglio sulla libertà di scelta educativa. La scuola pubblica non statale (l’attuale paritaria) nasce con una vocazione comunitaria e si rivolge alle famiglie meno abbienti; tuttavia negli anni si è trasformata in una scuola per ricchi e si sono costrette molte famiglie, che hanno optato per la scuola non statale, a grandi sacrifici economici. Ma facciamo un po’ di ordine e conosciamo meglio i dati che caratterizzano le scuole pubbliche non statali.

I numeri – Sono circa 1,2 milioni gli studenti italiani oggi iscritti nelle 13 mila scuole paritarie di tutto il Paese, il 71% delle quali sono scuole per l’infanzia. Su 1710 istituti secondari di secondo grado, più del 60% corrispondono a scuole paritarie laiche e non gestite da ordini religiosi; tanto per sfatare il mito che la Chiesa è sempre di mezzo.

Paritario non è privato – A questo punto è opportuno domandarsi cosa sia una scuola paritaria. La scuola paritaria è una scuola pubblica non statale, pienamente integrata nel sistema di istruzione nazionale, che garantisce ai suoi studenti l’uguaglianza di diritti e doveri, la possibilità di conseguire titoli di studio con pieno valore legale, l’obbligo di superamento degli esami di Stato conformi alle norme ministeriali. Al contrario, gli istituti privati non possono rilasciare attestati e diplomi validi, i loro studenti devono quindi presentarsi agli esami pubblici come privatisti. Secondo il Miur, le spese per ogni singolo studente, si aggirano intorno ai 6.000 euro l’anno. Invece le scuole paritarie forniscono una buona fonte di risparmio per le tasche dello Stato perché grazie al sistema di autogestione gli istituti paritari, costano alle casse italiane solo 450 euro annui per alunno (scuole d’infanzia e primarie). Mentre il costo degli studenti delle scuole paritarie di secondo grado è quasi pari a zero. Insomma un sistema molto conveniente per le finanze del Paese. Per ora lo svantaggio è solo delle famiglie che sono ancora disposte a sostenere la doppia spesa: tasse generali e retta scolastica. Ecco allora spiegato il motivo di tanto discutere sulla scuola in questi giorni.

La lettera al Premier– Quarantaquattro deputati della maggioranza, domenica scorsa hanno ritenuto necessario scrivere una lettera a Renzi per sostenere la causa delle paritarie. Hanno parlato di discriminazione verso le famiglie meno abbienti, le quali sarebbero state private del loro diritto di scegliere per il futuro dei propri figli. “Si sono costrette le famiglie che decidono di optare per la scuola non statale ad una doppia imposizione” si legge nella lettera,proponiamo quindi un sistema fondato sulla detrazione fiscale. Le firme portano i nomi di cinque deputati del Centro Democratico, cinque di Area Popolare, uno di Scelta Civica, e i restanti del Partito Democratico, tra cui anche Simona Malpezzi, che ha dichiarato di essere laica e di ritenere che tutti debbano essere liberi di scegliere: “Le paritarie quasi sempre suppliscono ai posti non creati dallo Stato, non possiamo impedire che anche queste facciano la loro parte”.

Le paritarie non sono scuole per ricchi – Simonetta Rubinato, deputata del Partito Democratico, non ha dubbi. Compare anche la sua firma sulla lettera, e ne ha spiegato il perché. Ha puntualizzato che “scuola paritaria” non significa “scuola per ricchi” e che in alcune zone d’Italia le scuole paritarie rappresentano l’unica offerta formativa disponibile, è inammissibile che alcune di queste debbano chiudere. “Insistiamo sulla necessità di detrazioni fiscali perché ci sono famiglie che non sono in grado di sostenere le rette scolastiche e sono costrette alla scelta di una scuola statale, venendo così private della propria libertà educativa”. Ha ricordato inoltre che nel 1984 l’Unione Europea ha inserito tra i diritti fondamentali dell’individuo anche la libertà educativa , e lo ha ribadito nel 2012: chi non riesce a iscrivere i figli alla scuola che desidera potrebbe addirittura fare appello alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

La Costituzione – Anche Forza Italia ha deciso di scrivere una lettera al premier. La responsabile nazionale scuola e università del partito, Elena Centemero, ha richiamato l’articolo 3 e l’articolo 33 della Costituzione Italiana. Il primo riguarda l’uguaglianza di tutti i cittadini e il dovere dello Stato di rimuovere le barriere che ne limitano la libertà. Il secondo impone allo Stato di garantire alle “scuole non statali che chiedono la parità piena libertà, e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni delle scuole statali”.

L’opinione di Berlinguer – Si è espresso a riguardo anche Luigi Berlinguer, soffermandosi sul problema della chiusura di molte scuole paritarie dal 1950 ad oggi. “Ogni scuola che chiude è una perdita secca per la società”. L’ex ministro dell’Istruzione appoggia l’impegno dello Stato per riformare l’impianto educativo italiano, ancora legato al secolo scorso: “Siamo ancora fermi alla confusione che scuola pubblica sia uguale a scuola statale”. Nel 2000 fu proprio lui a dare pari dignità alle scuole non statali.

Al passo con l’Europa – Sono tutti d’accordo nel sostenere la necessità di una svolta, non solo per rivoluzionare il sistema educativo italiano, ma anche per dare nuovo slancio all’Italia sul piano internazionale. In Europa questa partita è già stata giocata: in Olanda il 70% delle scuole non sono gestite dallo Stato ma ottengono finanziamenti, l’Inghilterra ha ridotto notevolmente la presenza statale, la Svezia ha delegato la gestione ai comuni. Anche in Francia le scuole paritarie costituiscono il 20% dell’offerta formativa e sono sostenute dallo Stato. L’Italia non può rimanere indietro.

La controriforma – C’è anche però chi la pensa diversamente. Il Movimento 5 Stelle ha un’opinione ferrea e ben precisa. In commissione Cultura i deputati hanno commentato molto duramente l’appello lanciato per le scuole paritarie: “Rappresenta uno schiaffo per la dignità della scuola pubblica statale”. Sono altre le priorità adesso secondo il M5S, “non si può chiedere un finanziamento ad istituti paritari quando già la scuola statale deve affrontare tante sfide ogni giorno”. Accusano i partiti favorevoli alla proposta di strumentalismo, la richiesta di tutela del pluralismo e della libertà di scelta sarebbero solo un pretesto per privatizzare anche l’istruzione. Ecco allora la controriforma pentastellata: assumere tutti i precari indipendentemente dalle graduatorie, mettere un tetto al numero di studenti nelle classi, promuovere più fondi per il diritto allo studio e un piano triennale per rilanciare l’edilizia e abolire ogni sorta di finanziamento a tutte le scuole paritarie.

Ieri il Cdm – Ieri finalmente il tanto atteso Consiglio dei Ministri. Renzi ha comunicato che avrebbe portato in Consiglio solo un disegno di legge invece che l’annunciato decreto, in modo tale da coinvolgere anche le opposizioni. Ieri sera, invece, dopo il Consiglio, il ministro Stefania Giannini ha annunciato che il disegno di legge prevede nuovi finanziamenti per le scuole, tra cui la possibilità di donare il 5 x mille e detrazioni fiscali: aiuti concreti alle famiglie degli studenti delle scuole paritarie. Non ci sono ancora i dettagli, il tutto è rinviato di una settimana, ma nel frattempo il Ncd e altri esultano e con loro la scuola italiana.

Cecilia Trezza

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