mercoledì 13 dicembre 2017
Perché l’ISIS è uno Stato

Perché l’ISIS è uno Stato

Ha un governo, una  popolazione omogenea, dei confini più o meno precisi, una propria storia e una propria cultura, una lingua e un’economia. Avrà anche una moneta. Cosa gli manca per essere una vera e propria nazione?

Sono ormai mesi che sentiamo parlare dell’ISIS, stato islamico fondamentalista che controlla il Medio Oriente. Nonostante sia saltata agli onori della cronaca occidentale solo nell’ultimo periodo e in seguito a fatti drammatici, risale al 2004 l’origine dello Stato islamico, il cui scopo iniziale era combattere l’occupazione americana dell’Iraq. Ora questa organizzazione si è evoluta arrivando ad occupare l’intero Iraq e la Siria. Come ha fatto un piccolo gruppo con intento propagandistico a trasformarsi in uno Stato capace di far tremare l’avanzata Europa, tramite minacce e terribili e imprevedibili azioni terroristiche? Dove hanno trovato i fondatori dell’ISIS i finanziamenti necessari per portare avanti una guerra, per attuare massacri, guerriglie e per creare uno Stato a sé stante? Secondo alcune informazioni acquisite dal governo iracheno, l’ISIS possiede delle risorse pari a quasi due miliardi di dollari americani. Questo lo renderebbe il gruppo jihadista (aggettivo che indica la dedizione alla guerra santa contro chi non professa la religione islamica) più ricco al mondo.
Da dove vengono tutti questi soldi, come fanno ad avere delle risorse che ammontano a queste cifre? 

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ECONOMIA –  L’ISIS ha una grande serie di attività, che gli permettono di mandare avanti i suoi affari: attentati, corruzione, minacce, schermaglie. Secondo l’agenzia russa del controllo della droga, la FSKN (Federal Drug Control Service of Russia), più della metà degli introiti dello Stato islamico deriva dal traffico di eroina e di oppio, che inizia nelle piantagioni afgane, per poi passare attraverso i territori controllati dall’ISIS, dove entra in commercio. Non è solo tramite il traffico di droga che lo Stato islamico guadagna; si pensa che gran parte dei suoi ricavi siano dovuti anche ai soldi che gli vengono corrisposti come riscatti o come pagamento delle estorsioni. Secondo alcune stime tre quarti del loro patrimonio deriva dalle risorse delle quali l’ISIS si è impadronito durante le sue campagne militari, alla conquista delle città dell’Iraq. Grandi guadagni per l’organizzazione sono dovuti inoltre al commercio di petrolio ed alla vendita di energia elettrica in Siria. L’ISIS può sembrare un vero e proprio Stato, con un governo che fa rispettare le leggi (per quanto siano contestabili i suoi metodi), con dei confini ed un etnia più o meno omogenea, oltre che con una bandiera (nera, con passaggi del Corano in arabo).

SISTEMA MONETARIO – Probabilmente il Califfo Abu Bakr al-Baghdadi si è posto una domanda simile, poiché pare abbia deciso di coniare una moneta che rappresenti il proprio Stato. Sono le stesse parole dei membri del Califfato che ci spiegano la particolare modalità monetaria che è stata scelta, per utilizzare una valuta libera dal “sistema monetario degli oppressori”. Lo Stato islamico, infatti, ha deciso di utilizzare non più un sistema monetario nel quale le banconote hanno un valore intrinseco, ma è stato stabilito che verrà usato il “Gold Standard’’, per il quale le monete assumono un valore pari al costo del metallo necessario per produrle, il che significa monete di rame, di argento e di oro. Le monete possiederanno caratteristiche classiche: secondo le immagini rilasciate dallo Stato, le monete saranno ispirate agli antichi cogni islamici del settimo secolo. Su di una faccia saranno impressi nome dello Stato, nome del Califfo e del Profeta Maometto e la data di coniazione della moneta. Sull’altra faccia saranno impressi richiami alla religione islamica ed alle loro credenze.

Questo tipo di sistema monetario, però, conviene? Innanzitutto dovrà essere riconosciuto dalla comunità internazionale, sempre che si voglia partecipare al commercio mondiale. Non è un mistero dove potranno trovare le risorse per coniare queste monete, grazie alle razzie ed alle conquiste l’ISIS dispone di una grande quantità di metalli preziosi. Ma quando una persona commercerà illegalmente con lo Stato islamico con cosa verrebbe pagato? Con una moneta riconosciuta universalmente come appartenente ad un gruppo terroristico estremista? Supponendo che questi scambi avvengano, come potrebbe una moneta seguire l’andamento dell’economia mondiale? Se una moneta d’oro è soggetta al proprio valore sul mercato, come fa a garantire una stabilità?

Una moneta propria, quindi, pur rappresentando un simbolo di unità ‘’nazionale’’, non avrebbe, però, significato, poiché nessuno la userebbe ed il suo valore si trasformerebbe secondo il capriccio dell’economia. L’idea di utilizzare una moneta propria, perciò, permetterebbe all’ISIS di dimostrare la propria indipendenza economica e la propria esistenza in quanto stato, però questo danneggerebbe la popolazione di terre già dilaniate da decenni di conflitti, di massacri e di povertà.

Se lo Stato Islamico avrà, quindi, anche una sua moneta, continuerà a mancargli un peculiarità fondamentale (ma non fondante, purtroppo): il riconoscimento internazionale. Le fila dell’Isis sono tirate da un gruppo di persone estremamente capaci e intelligenti. Ma restano dei barbari. E gli occidentali, con i barbari hanno qualche problema.

Redazione online

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