mercoledì 13 dicembre 2017
40mila in piazza contro la mafia #PalermoChiamaItalia #PalermoChiamaEuropa

40mila in piazza contro la mafia #PalermoChiamaItalia #PalermoChiamaEuropa

“In questo ventitreesimo anniversario delle stragi che hanno segnato una pagina tristemente indelebile del nostro Paese, è giunto a compimento l’obiettivo che ci eravamo posti da qualche tempo. L’obiettivo di fare “rete”, di portare testimonianza di una chiara cittadinanza attiva e unita contro il sopruso e l’illegalità in tutte le piazza d’Italia.”

Queste le parole di Maria Falcone, presidente della Fondazione Giovanni e Francesca Falcone, in merito alla giornata commemorativa del 23 maggio per il XXIII anniversario delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio. Sono circa 40.000 gli studenti che parteciperanno ad una staffetta di emozioni e celebrazioni che a Palermo uniranno l’Italia: l’evento principale si terrà presso l’aula Bunker del carcere Ucciardone alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Matterella, del Ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, Franco Roberti  e Raffaele Squitieri rispettivamente Procuratore Nazionale Antimafia, e Presidente della Corte dei Conti. Le strade della città saranno invase da cortei e manifestazioni per ricordare le vittime di mafia, onorare le eroiche figure dei giudici Falcone e Borsellino ed affermare con forza il ripudio per la mafia e l’illegalità. Inoltre, grazie alla Rai, molte altre piazze d’Italia potranno unirsi al grido contro l’illegalità.

 Ricordare non basta – La manifestazione nazionale di oggi è per l’Italia un’occasione fondamentale ed importantissima per unirsi e urlare contro la mafia, per educare i giovani ad avere in mano la propria vita al fine di impedire a terzi di impossessarsene in futuro. Sicuramente, andare in piazza non per scioperare, non per contestare lo Stato, ma per rendersi portavoci della legalità è un’azione educativa molto preziosa, più utile e formativa di tante meditazioni e riflessioni sull’argomento che spesso rimangono sulla carta.Purtroppo però,iniziative del genere comportano anche dei rischi non solo legati alla sicurezza e all’ordine pubblico: scendere in piazza, sfilare in onore di Falcone e Borsellino, esaltare le figure di quanti hanno dato la vita per combattere la criminalità organizzata potrebbe diventare meramente un’abitudine, un rito che ogni anno le istituzioni invitano a compiere; si scrivono bei pensieri, si fanno affermazioni anche forti, ma dal giorno dopo nella vita di ognuno non cambia nulla, tanta gente continua ad uccidere e molti si sacrificano per il bene del Paese. Ricordare non basta, sfilare in un corteo è inutile se è un’azione simbolica fine a se stessa, è necessario che queste occasioni siano un punto di partenza, un trampolino di lancio per cambiare determinate realtà a partire dal quotidiano. I grandi uomini come Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa e tanti altri ancora, non sono nati eroi, lo sono diventati grazie al loro impegno, alla loro forza e alla loro tenacia; neanche grazie a loro però le associazioni mafiose hanno cessato di esistere, però la loro testimonianza quotidiana le ha messe non poco in crisi.

Cosa possiamo fare noi semplici studenti? – Il  primo passo è la formazione, è opportuno studiare per informarsi, informare ed essere consapevoli della situazioni e delle azioni delle associazioni mafiose sul proprio territorio perché spesso tante piccole cose, che non ci si aspetterebbe, sono in mano alla criminalità . Compreso questo, bisogna agire: un primo passo potrebbe essere non acquistare materiali di contrabbando perché spesso questo mercato è gestito dai boss, rifiutare di lavorare per terzi illegalmente perché si potrebbe entrare in un giro da cui poi uscire diviene complesso, evitare di compiere tutte quelle azioni che illudono di avere una vita più semplice, più facile, in cui non è difficile procurarsi molto denaro.

Rosa Cortese

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