martedì 17 ottobre 2017
Il costo dei pesticidi: quello che mangiamo ci fa venire il cancro

Il costo dei pesticidi: quello che mangiamo ci fa venire il cancro

L’allarme lanciato dalla IARC. Il glisofato ci dovrebbe preoccupare

Il glifosato, il cui  composto chimico è divenuto di libera produzione nel 2001, è l’erbicida più utilizzato al mondo. Considerato pericoloso dalle comunità scientifiche mondiali, rappresenta un campanello d’allarme per uomo e natura. Non mancano le testimonianze dei danni che questa sostanza può causare: tra gli esempi più recenti, il reportage del fotografo argentino Pablo Ernesto Piovano, realizzato per documentare la condizione della popolazione che vive e lavora nelle inquietanti campagne transgeniche.

Le ricerche – Inventato negli anni Settanta, il glifosato (N-(fosfonometil)glicina, C3H8NO5P) ha assunto un ruolo fondamentale nelle colture agricole per la sua caratteristica di erbicida non selettivo, ovvero, in grado di distruggere in maniera indiscriminata qualsiasi tipo di pianta. Il suo successo è dovuto anche al suo basso livello di tossicità rispetto ad altre sostanze usate all’epoca della sua introduzione. Se da un lato, proprio in virtù delle sue peculiarità, si posiziona al primo posto per il suo utilizzo, dall’altro ricopre una posizione di rilievo in quanto oggetto di studio. Proprio lo scorso 23 marzo l’Agenzia Internazionale per la ricerca contro il cancro (IARC) ha affermato che è “probabile” agente cancerogeno: «È più che possibile che sia cancerogeno, ma non ci sono abbastanza prove per sostenere che lo sia. In altre parole significa che dovreste essere un po’ preoccupati». A tale proposito è stato inserito dallo stesso IARC nella lista degli agenti cancerogeni di tipo 2A. Tuttavia, l’Europa non si è fermata di fronte alla pericolosità della sostanza. La Comunità scientifica europea sta già avviando studi e ricerche che mirino ad individuare il collegamento tra l’uso dell’erbicida e lo sviluppo di forme tumorali. L’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (ECHA) ha dichiarato di presentare un suo accurato rapporto non prima del 2017. Da non sottovalutare il fatto  che l’uscita di quest’ultimo coincide proprio con la scadenza delle autorizzazioni dell’Unione Europea sull’uso dell’erbicida, a seguito della quale, la Comunità si esprimerà nuovamente sull’utilizzo in territorio europeo.

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La situazione in Argentina –  È dal 1974, anno della sua introduzione, che nel paese ogni anno vengono utilizzati migliaia di litri di glifosato, soprattutto nella produzione di soia Ogm: una crescita fuori controllo che ha mutato la veste originaria del paesaggio, oggi ridotto a una gigantesca monocoltura transgenica. Per risparmiare tempo – e soprattutto denaro – l’erbicida viene letteralmente “spruzzato” da piccoli velivoli sulle coltivazioni di soia. Le “fumigazioni aeree” comportano devastanti conseguenze per la natura: dalla distruzione delle foreste e di altre colture alla contaminazione delle acque, dalla decimazione di animali alla produzione di ammoniaca da parte di alcuni tipi di piante. Di pari passo vi è poi lo sviluppo di una serie di effetti nocivi sulla salute umana. L’eccessiva esposizione al glifosato limita non solo la capacità di disintossicazione dell’organismo, ma sviluppa malformazioni genetiche dei neonati e soprattutto cancro. Inoltre, recenti indagini affermano che ben 13,4 milioni di argentini (ovvero un terzo della popolazione totale) presentano problemi di salute proprio a causa di tale erbicida: una delle malattie più sviluppate a seguito del contatto con il glifosato è l’ittiosi, progressivo degeneramento della pelle che colpisce in particolar modo i bambini nati da madri che in fase di gravidanza sono state a stretto contatto con la sostanza chimica. Sempre in Argentina, gli scienziati hanno rilevato tracce di glifosato in diversi prodotti realizzati con il cotone, come, ad esempio, le garze sterili e i tamponi. A confermare questa ricerca è stata un’analisi effettuata sulla popolazione di Buenos Aires da parte dell’Università Nazionale di La Plata: nonostante il cotone venga lavorato e raffinato, l’erbicida permane su tutti i campioni presi in considerazione con un dato del 100%. Complessivamente i residui di questa sostanza sono stati individuati nell’85% dei prodotti per l’igiene.

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Una richiesta di salvezza – Nonostante i dati allarmanti riportati dalle analisi, il Servizio Sanitario e della qualità Alimentare Argentina (SENASA) non ha ancora preso alcun provvedimento, anzi, continua a considerare il glisofato una sostanza poco pericolosa, avvalendosi della tesi dell’OMS secondo cui è solo una sostanza “presunta ”cancerogena e non certamente cancerogena. Le varie associazioni e gli ambientalisti si oppongono e si impegnano ad esortare il paese affinchè prenda al più presto provvedimenti. Di risonanza mondiale e di attenzione nei confronti dell’Argentina è stato il reportage di Pablo Ernesto Piovano, presentato al Festival della Fotografia Etica di Lodi del 2015 dal titolo “El costo humano de los agrotoxicos” ovvero “Il costo umano dell’uso di pesticidi”. Le fotografie sottolineano gli inquietanti effetti del contatto ravvicinato con il glifosato. Intervistato a seguito della mostra, Piovano afferma di aver lavorato molto per documentarsi e trovare le “prove” di questo dolore. Essendo un amante della natura e del genere umano, non poteva accettare che passasse inosservata questa situazione. Il fotografo ha raggiunto il suo obiettivo: non è infatti passato inosservato il suo “racconto”, che si è aggiudicato diversi premi come quello del “Festival Internacional de la Imagen” del Messico. Il contributo di Piovano ha inoltre scosso le principali comunità scientifiche mondiali che hanno subito fissato obiettivi di ricerca per documentarsi maggiormente sul “caso glifosato”. Questi, forse, rappresentano piccoli passi di una sensibilizzazione che può condurre a un cambiamento e un miglioramento della vita di molti uomini, affinchè l’aspetto umano possa prevalere su quello dello sviluppo agricolo e commerciale. Prima di esser lavoratori, agricoltori, commercianti, scienziati, siamo esseri umani, e questo deve esser tutelato in tutto il mondo.

Rita D’Ambrosio

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