martedì 17 ottobre 2017
Aids, una battaglia non ancora vinta

Aids, una battaglia non ancora vinta

Oggi è la Giornata Mondiale per la Lotta contro l’Aids, ecco qualcosa da sapere per non sottovalutare la malattia

Quasi 70 mila casi in Italia negli ultimi trent’anni. 43 mila morti. 3.695 sieropositivi nel 2014. I numeri di una malattia che continua a far paura e che continua a diffondersi. Se ne parla di meno, ma ci si ammala di più.
Era il 2 ottobre 1985 e a Parigi si spegneva l’attore statunitense Rock Hudson, la prima star a morire di Aids. In quel momento per la prima volta la malattia venne alla luce. Da allora sono passati trent’anni e oggi, purtroppo, non si ha più paura. Purtroppo, perchè si reputa un problema ormai superato, mentre ogni anno si diagnosticano due milioni di nuove infezioni in tutto il mondo.

Cos’è?Acquired Immune Deficiency Syndrome. Una malattia che attacca il sistema immunitario umano, esponendo gli individui colpiti a un maggiore rischio di infezioni e tumori. Tra le cause primarie della trasmissione del virus Hiv ci sono i rapporti sessuali non protetti, l’uso di siringhe contaminate e trasfusioni di sangue infetto, gravidanza e allattamento da parte di donne sieropositive.

Emergenza globale – Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie e l’Ufficio Regionale dell’Oms per l’Europa riportano dati allarmanti: il 2014 è stato l’anno con più registrazioni di nuove infezioni da quando la malattia ha iniziato a diffondersi. Si parla di ben 142 mila diagnosi.
Ma il problema non è solo europeo. In Africa l’Aids è la prima causa di morte tra gli adolescenti e si verificano circa ventisei contagi ogni ora. Qui le morti sono triplicate negli ultimi quindici anni. Secondo l’Unicef, infatti, solo un terzo dei 2,6 milioni di bambini con Hiv hanno accesso ai farmaci. Da qui il problema delle cure: la medicina e le case farmaceutiche hanno fatto grandi progressi nella lotta contro l’Aids, tanto che oggi, grazie a trattamenti antiretrovirali, si riduce sia il numero dei decessi sia quello delle nuove infezioni, e si può rallentare o addirittura arrestare il decorso della malattia. Tuttavia, non basta trovare una cura, bisogna anche renderla accessibile a tutti.

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La giornata – In Italia si stima la presenza di circa 95 mila sieropositivi, a cui vanno sommati tutti i casi di portatori inconsapevoli dell’Hiv: il 71,5% degli italiani affetti dalla malattia non sa nemmeno di esserlo. Ecco il motivo di questa giornata. Dall’1 dicembre 1988 ogni anno si tiene la Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids, un’occasione sempre più importante per parlare della malattia.
Una giornata per ricordarsi che non bisogna mai abbassare la guardia contro questo nemico silenzioso. Una giornata per tutti, ma specialmente per i giovani: sono loro i più colpiti. La fascia di età più a rischio è quella che va dai 25 ai 29 anni, e che comprende ragazzi e ragazze che nell’84% dei casi si contagiano a causa di rapporti non protetti. A poco, dunque, sembrano essere servite le campagne di sensibilizzazione.
In tutto il mondo e in tutto il nostro Paese ecco allora tante iniziative. La Lega italiana per la Lotta contro l’Aids (Lila) ha promosso una campagna di informazione e di raccolta fondi chiamata “Fatti un regalo: fai il test!”. A Milano, ogni primo giovedì del mese a partire da dopodomani, sarà possibile effettuare gratuitamente un test rapido per l’Hiv e per l’epatite C. Sulla facciata del Grattacielo Pirelli viene proiettata la scritta “Stop Aids”. A Perugia viene presentato uno studio per contrastare il virus Hiv. In diverse piazze di tutta Italia sono presenti i Giovani della Croce Rossa, che hanno allestito muri ricoperti da profilattici che vanno a formare la parola “Aids”, che ognuno può staccare, fino a far scomparire l’intera scritta. Il messaggio è chiaro: bisogna proteggersi per evitare la diffusione della malattia. Oltre il 50% delle persone che si scoprono contagiate, lo fanno in una fase della malattia ormai avanzata, e questo comporta un ritardo nell’inizio delle cure antiretrovirali e il rischio di trasmissione ad altri individui. Oggi fare il test è semplice e veloce, e può salvare delle vite.

Cecilia Trezza

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