mercoledì 13 dicembre 2017
Luoghi e storie NOmafia

Luoghi e storie NOmafia

Qualche giorno fa al Senato è stata presentata l’app NOma. Di cosa si tratta e a cosa serve l’ennesima applicazione che approda sui nostri smartphone?

Come è nata NOma – Si tratta di «un’app che racconta la vita straordinaria di persone uccise dalla mafia che nessuno conosce», parola di Pif. È proprio il regista e conduttore siciliano Pierfrancesco Diliberto a lanciare NOma, l’app per ricordare le vittime di Cosa nostra e conoscere la loro storia, spesso dimenticata o addirittura sconosciuta. Queste persone non sono solo le vittime della mafia, ci tengo a dirlo, sono uomini e donne: giudici, magistrati, poliziotti, giornalisti, imprenditori che hanno combattuto la criminalità organizzata fino a sacrificare la loro vita. NOma nasce da un’iniziativa dell’associazione culturale “Sulle nostre gambe”, fondata da Diliberto stesso, Roberta Iannì, Emanuela Giuliano e Tiziano Di Cara. Il progetto, che gode del sostegno di TIM, Comune di Palermo, Teche RAI e PaesiOnLine, ha coinvolto tanti siciliani noti al pubblico, i quali hanno prestato la loro voce per raccontare le storie NO mafia. Tra i personaggi dello spettacolo ricordiamo Pippo Baudo, Nino Frassica, Leo Gullotta, Luigi Lo Cascio, Giuseppe Tornatore, Giuseppe Fiorello, Ficarra e Picone, Paolo Briguglia.

Come funziona – NOma, organizzata in tre macrosezioni (le storie, il progetto e pizzo-free), ci permette di rivivere quanto accaduto sulle strade di Palermo. Una sorta di «percorso fisico e virtuale di conoscenza della mafia», come afferma Leoluca Orlando, il sindaco del capoluogo siciliano che ha presenziato alla presentazione dell’app. Per ogni vittima di Cosa nostra è presente infatti una biografia dettagliata, alla quale si aggiunge la tecnologia della realtà aumentata che ci permette di vedere i luoghi degli attentati come se noi fossimo presenti sul posto. Una street view con qualcosa in più: è infatti possibile cliccare su elementi chiave per scoprire meglio la storia che si sta raccontando attraverso foto d’epoca, interviste inedite, rilasciate dai familiari delle vittime, e anche precise ricostruzioni degli eventi. Per ora sono 22 le storie raccontate in NOma. Da Paolo Borsellino a Giovanni Falcone, passando da Ninni Cassarà, Rocco Chinnici, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Peppino Impastato, Pio La Torre, Piersanti Mattarella, Giuseppe Puglisi, Antonino Agostino, Gaetano Costa, Mauro De Mauro, Mario Francese, Paolo Giaccone, Giorgio Boris Giuliano, Libero Grassi, Carmelo Iannì, Beppe Montana, Pietro Scaglione, Cesare Terranova, Calogero Zucchetto senza contare tutti gli uomini e le donne delle scorte che hanno perso la vita tragicamente, «persone che non hanno voltato lo sguardo e che sono morte per rendere migliore la società in cui viviamo», come ha ricordato Briguglia in un’intervista.

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L’importanza della memoria   Non solo storie di persone straordinarie. Grazie a questa nuova app è anche possibile conoscere tutti gli esercizi commerciali che aderiscono all’associazione Addiopizzo. Infatti, NOma propone itinerari che conducono a tutte quelle attività che hanno scelto di combattere la mafia liberandosi dal pizzo.  È chiaro il motivo di questa scelta: chi oggi si oppone alla mafia lo fa perché, grazie al sacrificio di tanti uomini e donne, si sono risvegliate le coscienze di tanti cittadini onesti. «Un’app che permetterà di dialogare con tutti e soprattutto con i più giovani» ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso, intervenuto alla presentazione di NOma. Sì, perché avvenimenti sconosciuti alle nuove generazioni oggi possono essere riaccesi nella memoria grazie alla tecnologia di cui tutti facciamo uso nel nostro quotidiano. «Chiunque può essere Paolo Borsellino», sostiene Pif, «noi tendiamo sempre a mitizzare queste figure. Se la loro morte ha avuto un senso dipende da noi».

Stefano Bonetti

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