mercoledì 13 dicembre 2017
#PilloleDiDiritto: il plagio, un esempio di assenza di diritto

#PilloleDiDiritto: il plagio, un esempio di assenza di diritto

La vita non è una definizione, e – anche se non sembra – il diritto lo sa. Quando la regola non è in grado di determinare la giustizia o l’ingiustizia entra in gioco il principio di Ragionevolezza

Nel blu dipinto di blu. Cinque parole. Le avete semplicemente lette o avete anche intonato la melodia nella vostra mente? Cinque parole, ma, soprattutto, sette note inconfondibili. La riconoscibilità esprime l’originalità di una composizione musicale e, da un punto di vista legale, costituisce anche lo spartiacque tra due azioni ben diverse: prendere ispirazione e copiare. Il 4 febbraio usciva nelle sale italiane l’ultimo film di Quentin Tarantino, “The Hatefull Eight”, la cui colonna sonora è stata scritta dal maestro Ennio Morricone. Il compositore ha accolto con grande umiltà la vittoria ai Golden Globe, ma con altrettanta amarezza l’accusa dei Subsonica. La band italiana, infatti, ha insinuato su Facebook che Morricone avesse copiato il motivo orchestrale di apertura della canzone “Tutti i miei sbagli”. Ora, non compete a noi indagare come si sia conclusa questa lite (se proprio volete, ve lo dico in fondo all’articolo): ci interessa invece sfruttare un caso concreto, che ci dia il “la” – è il caso di dirlo – per una riflessione più vasta. Cercheremo di muoverci sempre così in questa rubrica, perché così ci si deve muovere per comprendere il diritto senza subirlo.

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Cominciamo dalla dichiarazione fatta dal legale di Morricone: «Quattro note – quelle che i Subsonica rivendicano – non costituiscono neppure una unità creativa idonea a ricevere una seppur minima considerazione artistica e legale». Se chiedeste a questo avvocato dove sta scritto che le cose funzionano così, vi risponderebbe che si tratta di un orientamento giurisprudenziale. Ciò significa che la maggior parte dei giudici ha deciso in questo modo quando si è trovato a giudicare cause affini. Tuttavia, non serve essere esperti né di diritto né di musica per rendersi conto che qualsiasi criterio preconfezionato è insufficiente e fuorviante. Un esempio: un gruppo di quattro note non ha una rilevanza decisiva in una intera sinfonia, come quella che Morricone ha scritto per Tarantino, ma può costituire il cuore di un brano pop di tre minuti. Pertanto, su che basi un giudice deve stabilire se “un’opera di ingegno” è stata plagiata oppure no? Per plagio si intende la violazione del diritto dell’autore di vedersi sempre riconosciuta la paternità dell’opera. Questo diritto è irrinunciabile e inalienabile: ciò significa che l’autore può sempre rivendicare la proprietà intellettuale di un’opera, anche qualora abbia già ceduto i suoi diritti economici sulla stessa, affinché qualcun altro la pubblichi o la distribuisca. Perciò, il diritto d’autore (o copyright), disciplinato dalla Legge 633 del 1941, si compone di questi due elementi, uno morale e uno economico: solo il secondo ha una data di scadenza, che coincide con i settant’anni dalla morte dell’autore o dell’ultimo dei coautori. Siamo quindi risaliti alla fonte normativa che fa al caso nostro. Ma ci stiamo ancora domandando: come fa un giudice a capire se si tratta di plagio o no? Preso atto che non basta guardare alla mera somiglianza delle note, i magistrati devono tenere conto anche di altri fattori: l’enfasi posta sulle note stesse, il ritmo di esecuzione, la linea melodica, l’originalità della composizione, l’orizzonte culturale e tradizionale in cui l’opera è stata composta. Non è inutile ribadire che nessuno dei criteri appena elencati è enunciato in una norma. Ci si può chiedere allora: come è possibile realizzare un giudizio giusto se gli strumenti di cui disponiamo sono così vaghi?

Non bisogna cadere nell’errore di credere che il diritto debba sempre esprimersi nelle forme della certezza assoluta. Il nostro sistema legislativo lavora quasi esclusivamente attraverso il diritto positivo, nel senso latino di positum, ossia disposto da qualcuno (a livello statale, europeo, internazionale). Perciò ci siamo abituati a pensare che dove non ci sono norme inequivocabili, c’è incertezza e, di conseguenza, c’è ingiustizia. Ma non dobbiamo spaventarci di fronte a situazioni “anomale”, come quella del plagio musicale; ricordiamoci invece che le leggi sono solo lo strumento del buon senso. Di quest’ultimo, più che di ogni altra cosa, dovrebbe essere ben fornito qualsiasi giudice. Preferireste che a decidere la vostra causa fosse un giudice che conosce tutte le leggi o un giudice meno preparato ma di buon senso? Il plagio musicale è uno dei casi in cui l’assenza di leggi precise è più opportuna della ricerca spasmodica di regole che costringerebbero in categorie inadeguate concetti che al contrario devono essere indagati caso per caso, come, appunto, la somiglianza voluta o accidentale di due pezzi musicali. Ciò che non deve mai venire meno è l’impegno del giudice a realizzare una effettiva equità, rispettando il principio costituzionale di Ragionevolezza: a situazioni uguali, soluzioni uguali; a situazioni diverse, soluzioni diverse.

Per non lasciarvi insoddisfatti: Morricone non si è scomposto più di tanto, anche perché i fan hanno precisato che il componimento nel mirino dei Subsonica era stato concepito ancora nel 1982, ben prima del successo di “Tutti i miei sbagli”, classe 2000. È questione di buon senso anche pensare prima di parlare e, in questo caso, non serve nemmeno tirare in mezzo la Costituzione.

Redazione online

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