mercoledì 13 dicembre 2017
IL CANE A TRE ZAMPE DI GALINA PETROVNA

IL CANE A TRE ZAMPE DI GALINA PETROVNA

Sono stati dati loro molti appellativi, e per tutti sono ormai “i migliori amici dell’uomo”, o l’esemplificazione della fedeltà. Sempre più spesso, i cani sono al centro di romanzi, film o, molto più banalmente, della nostra vita quotidiana. Anche Boroda sembrerebbe una cane normale, e non ha niente di particolare se non il fatto di avere solamente tre zampe. Boroda è la cosa più importante che Galina Petrovna abbia, e trascorre con lei le sue giornate nella casa ad Azov. La loro è una convivenza in cui ognuno mantiene la propria libertà, nessuno è padrone dell’altro, ma allo stesso tempo nessuno riesce a fare a meno dell’altro, e così, da moltissimi anni vivono insieme. Il giorno in cui l’accalappiacani cattura Boroda inizia un inseguimento, che è allo stesso tempo un viaggio per i personaggi ed una scoperta per il lettore.

Con “Il cane a tre zampe di Galina Petrovna” (Longanesi, euro 16,90, pagine 342), Andrea Bennett racconta le storie di moltissimi personaggi che si intrecciano intorno ad una ricerca che a tratti ricorda la corsa di “Qualcuno con cui correre” di Grossman, in un’atmosfera che, seppur con ambientazione moderna, non ha niente da invidiare alla Russia dei grandi classici di Dostoevskij e Bulgakov. Un mondo fatto di personaggi esuberanti ed imprevedibili, che però non raccontano altro se non la normalità. D’altra parte, la Bennett svela via via durante tutto il libro sempre più dettagli delle vite e delle personalità dei personaggi che non sono eroi di un’avventura, ma persone che vivono la propria vita in tutta la loro naturalissima umanità.

NZO

Andrea Bennett, peraltro, utilizza uno stile che “accompagna” non tanto la narrazione, quanto i personaggi: la maniera in cui scrive è diversa per ciascuno di loro e li caratterizza, chiarisce al lettore le loro personalità con un linguaggio duro o con qualche espressione di dubbio in più. Se c’è qualcosa che proprio non si può contestare all’autrice, infatti, è certamente l’abilità narrativa, erede a mio parere dei grandi classici per la complessità e la precisione, che arricchisce il romanzo e lo rendo scorrevole pur nella sua non banalità.

Quello di Galja (così viene chiamata amichevolmente Galina) è un viaggio che appassiona e che tocca il lettore: è la contrapposizione di due mondi, quello della protagonista che ha perso il proprio compagno di vita e lo cerca disperatamente, e quello dell’accalappiacani, guidato solo da un forte senso del dovere che supera qualsiasi ideale affettivo. È scontato che il lettore accondiscenda i pensieri della prima, trovandosi in disaccordo col secondo, ma a tratti la Bennett, abilmente, fa sorgere il dubbio che, pur in buona fede, Galina si trovi nel torto. Qual è, quindi, il giusto equilibrio tra ciò che è dovuto ed i propri sentimenti? Durante il viaggio ogni dubbio si scioglie, e la ricerca di Boroda si fa sempre più emozionante e commovente, un vero elogio all’amore che vince sul senso del dovere applicato meramente, privo così di qualsiasi significato.

Lapo Ferri

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