martedì 17 ottobre 2017
Il Nepal, oggi

Il Nepal, oggi

La necessità di aiuti umanitari, il dramma della tratta di esseri umani, la povertà nelle città. Lontano brilla uno spiraglio di luce.

Il ricordo presente della tragedia ‒ La parola distruzione è riduttiva. Non basta per descrivere quel maledetto 25 aprile 2015. E’ passato un lungo anno, ma il Nepal, devastato da una terribile scossa di magnitudo 7.8, non riesce ancora a rialzarsi. Tutto è ancora in rovina. Il sisma non ha guardato in faccia a nessuno. Ha provocato 9 mila vittime e oltre 5 milioni di sfollati. Ha distrutto case, scuole, tempi indù, ospedali, edifici pubblici e carceri. A Kathmandu, un muro di polvere e migliaia di metri cubi di macerie hanno preso il posto di monumenti e abitazioni. Anche la torre di Dharahara, punto di riferimento della capitale e patrimonio dell’ Unesco dal 1979, si è dovuta inginocchiare. Il terremoto l’ha rasa al suolo in pochi attimi insieme a centinaia di persone che in quel momento erano al suo interno. Il sisma ha trasformato un paradiso culturale in un inferno dove ancora adesso continuano a regnare instabilità e sconforto. Dopo un anno, troppe persone non hanno un tetto dove dormire e l’elettricità è un miraggio. Tutti si domandano quanto tempo debba ancora passare prima di ritornare alla normalità. Circa 500mila famiglie, secondo il governo, sono al momento senza una casa; diverse Ong stimano invece il numero in “almeno 4 milioni”.

Rinascere? ‒ Nonostante la grave situazione, tutti stanno dimostrando una grande capacità di adattamento. Sabato 23 aprile 2016  migliaia di nepalesi si sono riuniti a Kathmandu, in Durbar Square per rendere omaggio alle 9mila vittime del terremoto. Centinaia di palloncini colorati hanno riempito il cielo della capitale e centinaia di occhi si sono rivolti verso il cielo per guardarli volare via. È un segno di speranza per un Paese che fatica a riprendersi dalla tragedia. È il segno di chi vuole reagire e ricominciare. Ma per farlo veramente non basta la sola forza d’animo. Servono 8 miliardi di dollari. La comunità internazionale ne ha già forniti quattro, ma il Governo non intende spenderli per paura di corruzione e malversazione. Per adesso ha solo fornito circa 250 dollari alle famiglie sfollate per comprare vestiti caldi per l’inverno e ha riconosciuto un indennizzo da 400 dollari per ogni membro della famiglia morto nel sisma.

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L’allarme della tratta ‒ Tra le conseguenze della tragedia, spicca soprattutto l’allarme di tipo sociale. A causa del terremoto, il fenomeno della tratta di esseri umani ha fissato radici più profonde. In Nepal i dati, già prima del sisma, erano allarmanti: 20-25 mila ragazzine e bambine impiegate nei lavori domestici, 7-8 mila donne e bambine trafficate localmente per lo sfruttamento sessuale, 10-15 mila donne e bambine nepalesi trafficate in India. Ora invece la questione ha oltrepassato i confini nazionali. Si tratta del terzo business illecito più redditizio, dopo il traffico di droga e di armi. La Caritas Italiana ha pubblicato un dossier dal titolo “Tratta di esseri umani. Disumana e globale… E l’emergenza terremoto aggrava il fenomeno”  nel quale concentra l’attenzione, con dati e testimonianze, sul modo in cui questo fenomeno si sviluppa proprio in corrispondenza di un evento che scuote l’intera società, come nel caso del terremoto che ha devastato il Nepal. «Papa Francesco – sottolinea don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana – ci ha esortato a “incidere sui meccanismi che generano ingiustizia” e ad “operare contro ogni struttura di peccato”, “educando singoli e gruppi a stili di vita consapevoli, così che tutti si sentano davvero responsabili di tutti”».

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Nuove speranze ‒ La stessa Caritas si sta impegnando in quasi tutti i distretti colpiti dal terremoto con un’attenzione particolare alle popolazioni più isolate ed emarginate grazie alle tante persone che hanno raccolto una colletta in favore della popolazione. I principali ambiti di intervento sono:  ricostruzione, con 4.400 famiglie beneficiarie; acqua e igiene, con 4.670 famiglie beneficiarie; ripristino delle attività produttive e riduzione dei rischi legati ai disastri naturali, con 4.670 famiglie beneficiarie; supporto psicosociale e protezione a beneficio di 500 persone. Ha parlato anche Padre Silas Bogati, direttore esecutivo della Caritas locale: «Abbiamo soccorso 350 mila persone. Siamo impegnati per garantire ai terremotati acqua potabile e igiene e anche a favorire il ritorno alla normalità delle comunità di quattro distretti del Paese. Eravamo totalmente impreparati all’emergenza». L’attività della Caritas è fondamentale per percorrere la difficile strada verso la rinascita, considerando che la situazione non è migliorata a distanza di un anno. Ma i primi passi sono stati fatti. Sono passi di carità e speranza. Sono passi che non si fermeranno davanti agli ostacoli, ma continueranno imperterriti con la memoria di tutte le vittime del sisma. Sono passi che vogliono cancellare la distruzione, per lasciare il posto alla sola ricostruzione.

Redazione online

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