mercoledì 13 dicembre 2017
A ROMA È TORNATO IL RE

A ROMA È TORNATO IL RE

Totti to be continued…

Minuto 41 del secondo tempo del turno infrasettimanale, Roma-Torino: la Roma è sotto nel punteggio, 2-1 e Spalletti decide di concedere gli ultimissimi minuti della partita a Francesco Totti. Il capitano dei giallorossi, appena entrato, segna in spaccata il pareggio; l’Olimpico esplode di gioia e il numero 10 corre sotto la curva per festeggiare. Solo due minuti più tardi l’arbitro concede un rigore alla Roma e si sa, quando si parla di rigori per la Roma in testa c’è solo un nome ed un cognome: Francesco Totti. Dal dischetto ovviamente non sbaglia, questa volta non riesce neanche a correre fino alla curva perché sovrastato dai compagni di squadra. Palla nell’angolino e vittoria per la Roma, che mantiene accesa la corsa con il Napoli per il secondo posto. A dirla così sembra proprio il racconto della prima doppietta in carriera di un giovane promettente entrato nel finale di partita. Tutto il contrario: è la doppietta di un 39enne che dal 1992 ad oggi ha indossato una sola maglia, quella della Roma. E allora, perché tutto questo scalpore per l’ennesima doppietta di capitan Totti?

Purtroppo per lui l’anagrafe parla chiaro, soprattutto con i ritmi forsennati del calcio di oggi: molta panchina, poco campo e, a volte, anche delle tribune. Tutto sempre accettato con grande professionalità, fino alla vigilia della partita con il Palermo, quando inizia quello che si potrebbe definire un incontro di pugilato tra “er pupone” e il suo mister: allenamento di rifinitura della squadra, compreso anche il capitano giallorosso, che in quella partita sarebbe partito titolare, interrotto da un confronto acceso con Spalletti che decide di estromettere Totti dall’allenamento e di fargli guardare la partita dalla tribuna. La notizia esce allo scoperto in poche ore e il messaggio da parte di tutti i tifosi del calcio, in particolare i tifosi giallorossi, è chiaro: la gente sta con Totti. Lo speaker dell’Olimpico dirama le formazioni e all’annuncio di Luciano Spalletti dalla curva solo fischi sonori. Passata qualche settimana, il clima sembra tornare alla normalità a Trigoria, anche se dall’esterno sembra tutto il contrario: Totti siede 90’ in panchina a guardare quello che potrebbe essere il suo ultimo derby da giocatore. I tifosi continuano a storcere il naso ancora di più. Poi passano le partite, la Roma viene eliminata in Champions League dal Real Madrid e nella gara di ritorno Spalletti concede la standing ovation al suo capitano. La situazione sembra tornare alla normalità. Poche partite più tardi la Roma va di scena a Bergamo, contro l’Atalanta: Totti subentra nel finale e con una rasoiata sigla il 3-3 che regala un pareggio quasi in extremis ai giallorossi. Il numero 10 della Roma con un gol risponde al colpo subito soltanto qualche giornata prima da parte di Spalletti, che però non ci sta, e negli spogliatoi si arrabbia con la squadra ma viene interrotto proprio dal suo capitano. Confronto accesso, secondo round: la rottura sembra essere insanabile e i giornali dipingono già l’addio di Totti alla Roma. Nei bar, negli studi televisivi, sui giornali, diventa l’argomento della settimana. Ma si sa, la classe dei grandi campioni non tramonta mai e proprio contro il Torino Francesco Totti ritorna re di Roma, “annichilisce” Spalletti e porta a casa round e partita. 24 anni con la stessa maglia, quella della capitale, odiato e amato allo stesso tempo per le sue prodezze in campo ma, allo stesso tempo, per alcune sciocchezze che lo hanno contraddistinto nel corso della sua carriera. Il suo futuro non è ancora chiaro e questo campionato deve ancora volgere al termine: continuare a giocare, rivestire un ruolo all’interno della società o semplicemente ritirarsi? Queste sono domande che solo lui e chi di dovere si dovranno fare a fine campionato. Standing ovation al Bernabeu, gol e assist in serie con una sola maglia, un mondiale con la Nazionale e poi una doppietta in una banalissima partita di campionato. Una doppietta dal sapore speciale, una doppietta con cui è tornato a correre sotto la curva, una doppietta con cui ha respinto ogni cosa, ogni critica, ogni battibecco e ogni panchina. Una doppietta con cui ha trascinato, ancora una volta, sulle sue spalle la sua Roma, non quella di Spalletti; quelle spalle su cui, metaforicamente, mercoledì sera sono saliti tutti quelli che erano all’Olimpico, o forse non proprio tutti. Roma, Francesco Totti, to be continued…

Paolo Di Domizio

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