martedì 17 ottobre 2017
“Cittadino del mondo-Naz”: nuovi orizzonti culturali

“Cittadino del mondo-Naz”: nuovi orizzonti culturali

Proiettata in anteprima nazionale a Bari, l’opera prima del regista Essoua, ci invita ad ascoltare la parte più profonda di ciascuno di noi, quella che percepiamo nello sguardo degli altri, la nostra stessa umanità

La docu-fiction e la sua struttura – «Cosa significa essere cittadino del mondo? Al mondo non esiste nessun popolo, cultura o religione superiore ad un’altra. Per essere cittadino del mondo bisogna aver capito l’identità culturale che ingloba in sé presente, passato e futuro. La cultura, infatti, è la storia in cammino».  Queste le parole attraverso le quali la docu-fiction  barese  “Cittadino del mondo-Naz”  provoca i giovani  sui  temi di immigrazione e integrazione. L’autore del progetto è  Blaise Essoua, giovane camerounense che ha raggiunto l’Italia  per completare i suoi studi. All’opera prima del regista hanno collaborato l’associazione TaLands composta da ragazzi di varie etnie, la fondazione Migrantes, ente della Conferenza Episcopale Italiana per la cura pastorale dei migranti, e la fondazione Nigrizia, nata presso il Collegio Missioni Africane. La docu-fiction, della durata complessiva di 90 minuti, consta di due parti. La prima racconta cinque storie introdotte da una bambina mulatta che disegna i Paesi di provenienza dei protagonisti: Togo, Brasile, Cina, Russia e Australia. I personaggi coinvolti si presentano come veri e propri testimoni che, attraverso la loro storia, offrono tanto conoscenze di carattere socio-antropologico, quanto una possibilità di formazione e crescita personale. Segue la seconda parte introdotta dall’episodio di finzione: un cittadino barese festeggia il suo compleanno con i suoi amici provenienti da diverse parti del mondo. Forse il momento più importante del film, in quanto viene messa in scena una concreta soluzione al problema dell’integrazione, e vera protagonista si rivela essere la ricerca comune di nuovi orizzonti culturali. Una diversità, insomma, che diviene pura condivisione. Infine, viene presentata un’analisi della società attuale da noti studiosi universitari e personaggi politici che non hanno l’intento di dare risposte ma, al contrario, di provocare domande.

cittadino

Perché riflettere sulla diversità –  L’immigrazione non può più essere definita  un fenomeno o un fatto straordinario. L’uomo ha da sempre avuto l’ambizione di realizzarsi al di fuori dalla propria terra laddove questa non sia in grado di offrirgli gli strumenti necessari.  Oggi più che mai  la consapevolezza del progresso tecnologico, specialmente occidentale,  contribuisce ad aumentare il desiderio di cercare la felicità  lontano dal proprio Paese, accettando così la sfida di scontrarsi con  culture e tradizioni diverse da quelle di origine.  La sfida, però, non è solo per gli emigranti ma anche per i Paesi accoglienti. Molti dei problemi di natura sociologica nascono spesso per  le difficoltà riscontrate nel percorso di accettazione  delle diversità: si considera l’altro come un nemico e non come una possibilità di crescita. Come ha più volte sottolineato il sociologo Zygmunt Bauman, la paura dell’altro deriva anche dalla nostra ignoranza «su che cosa fare in una situazione che non controlliamo». Il merito dei cittadini stranieri è di far emergere tutte le potenzialità, ma anche le difficoltà che caratterizzano la società.  La storia umana trabocca di intolleranza verso le diversità: i barbari, gli infedeli, gli ebrei, gli immigrati, i neri, le donne, gli stranieri. Ma cos’è in fondo la diversità? Essere uguali non significa assomigliarsi, pensare, vestire, comportarsi tutti allo stesso modo. Essere uguali vuol dire avere gli stessi diritti, vuol dire che due individui, pur con usi e costumi differenti, possono stringersi la mano. Il mondo non riesce ancora a interpretare questo semplice gesto come una ricchezza, anzi, lo considera una forma di inferiorità,  di inadeguatezza e, addirittura, possibile causa di conflitto. La multiculturalità è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura. In questo senso, è il patrimonio comune dell’umanità e dovrebbe essere riconosciuta e affermata per il bene delle generazioni presenti e future.

La testimonianza di Blaise-  «L’anima di questo progetto è presente già nel suo titolo: cittadino del mondo-naz. ‘Naz’ è un termine in lingua Urdu e descrive l’orgoglio provato e determinato dalla consapevolezza di essere amati incondizionatamente». Con queste parole  il giovane regista inizia il racconto della nascita della docu-fiction e prosegue: «Ho deciso di realizzare questo film indipendentemente dagli strumenti che avevo a disposizione puntando sulla qualità di fondo. Chi è un cittadino del mondo? Lo scopo del mio lavoro è quello di spingere ognuno ad interrogarsi e chiedersi se si sente cittadino del mondo: il mio obiettivo non è dare risposte ma stimolare la riflessione sull’idea di cittadinanza universale. Fondamentale è il rapporto con l’altro, prima occasione di crescita e realizzazione della propria vita».  Così Blaise, cittadino del mondo, spinge i giovani a riflettere sulle difficoltà della società attuale le cui soluzioni risiedono in una prospettiva di integrazione: le differenze non tracciano confini ma abbattono frontiere.

Redazione online 

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