martedì 17 ottobre 2017
Reggio Calabria: per combattere la mafia ci vuole bellezza

Reggio Calabria: per combattere la mafia ci vuole bellezza

Arrivano a Reggio Calabria le opere d’arte sequestrate ai mafiosi nel nuovo Palazzo della Cultura. Ma la criminalità organizzata calabrese è dura a morire

Un palazzo per combattere la mafia – Distruggere la criminalità organizzata è un’impresa ardua e secondo alcuni impossibile, ma le Forze dell’ordine la combattono ogni giorno e, talvolta, riescono a indebolirla riconquistando i patrimoni illecitamente accumulati. Dal 7 maggio sarà il nuovo Palazzo della Cultura di Reggio Calabria ad assumersi la responsabilità dell’educazione alla legalità sul campo, intento che decide di perseguire unendolo all’insegnamento della bellezza. Da questi propositi nasce una mostra permanente in cui sono esposti 125 quadri preziosissimi confiscati alla ‘ndrangheta, tra cui opere d’arte di Dalì, Fontana, De Chirico e Sironi insieme alla collezione di San Paolo, una serie di quadri risalenti al Cinquecento e Settecento, al famoso san Giorgio, riproduzione attribuita ad Antonello da Messina, e a una biblioteca con libri rari del Settecento e Ottocento donati dalla Biblioteca Calaco. Dal 25 aprile al 25 maggio si svolgeranno a Reggio e in tutta la sua provincia gli Stati Generali della Cultura, dove verranno presentate oltre trecento attività, fra le quali un concerto dell’Orchestra Sinfonica della Rai, realizzate per combattere le mafie e restituire dignità e valore a una terra da troppi anni contagiata dal male.

Ma cos’è la ‘ndrangheta? – La ’ndrangheta è un’organizzazione criminale che, con circa 40.000 affiliati, detiene il primato di importazione di cocaina in Europa e, come la Camorra, lavora anche nell’edilizia. È curioso pensare che il suo nome derivi dal dialetto calabrese ed era utilizzato per designare una persona valente, d’onore e degna di rispetto. Questo tipo di mafia possiede regole rigide ed inviolabili: un affiliato è legato a vincoli di sangue che gli impediscono di collaborare con la giustizia, per questo motivo la ‘ndrangheta risulta credibile in tutto il mondo. Attualmente è possibile notare un cambiamento all’interno delle mafie e nello specifico dell’associazione criminale calabrese; i boss, infatti, non sono più semianalfabeti che si “adoperano” negli orifizi lasciati da una amministrazione statale scadente, ma professionisti incensurati con professioni di pregio (medici, ingegneri,  avvocati). Diventa sempre più difficile, perciò, identificare i mandanti che si celano dietro ogni crimine e omicidio, tanto che la maggior parte delle volte si riescono a identificarne solo i semplici esecutori.

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Perché la mafia è così difficile da contrastare? –  Le mafie esistono perché godono di consenso popolare, spesso più delle istituzioni nazionali. A Reggio Calabria non si fatica a parlare di uno stato d’omertà, e sono pochi coloro che si ribellano a questa realtà. Tra questi, si conta Maria Concetta Cacciola, figlia di un boss di Gioia Tauro e madre decisa a uscire dal circolo della criminalità organizzata, indotto al suicidio dai suo stessi famigliari perché decisa a fare trionfare la giusitizia e a collaborare con le Forze dell’ordine. Come lei, altri esempi di pentiti che con consapevolezza e coraggio svelano il marcio delle società mafiose.

Paura nel 2016 – Attualmente, seppur Reggio Calabria sarà presto inserita tra le dodici città metropolitane d’Italia, con l’alta velocità ferroviaria, il completamento dell’autostrada, il ponte sullo Stretto e i finanziamenti per la statale 106 dello Ionio, le sue strade continuano a bagnarsi di sangue. Solo due mesi fa Tiberio Bentivoglio, imprenditore e testimone di Giustizia reggino impegnato nella battaglia antiracket, ha subito un’altra intimidazione, dopo il tentato omicidio del 2011, e ha visto il proprio negozio andare a fuoco. Stessa sorte per Giuseppe Bombino, presidente del parco Nazionale dell’Aspromonte, che ha trovato sulla propria automobile una busta contenente una testa di capretto mozzata.

Come si spezza una catena di violenze così radicate? – I mafiosi sono forti perché i loro avversari sono troppo deboli, ogni tipo di mafia si nutre del terrore del popolo, ma il popolo non deve avere paura della morte, ma del vivere senza vita. Perché qualcuno disse che “chi tace e piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”.

Redazione online

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