giovedì 17 agosto 2017
Diamo alla Birmania ciò di cui ha bisogno

Diamo alla Birmania ciò di cui ha bisogno

Aung San Suu Kyi ha richiesto la necessità di emendamenti costituzionali in modo da costruire una vera democrazia in Birmania dopo decenni di dittature militari

La vita di una donna con un sogno – Aung San Suu Kyi, nata il 9 giugno del 1945, è una delle prime donne birmane a battersi per la difesa dei diritti umani. Nel corso della sua vita molte sono le sventure familiari che hanno rappresentato veri e propri ostacoli: dall’omicidio del padre, il generale Aung San, a causa degli oppositori politici, alla grave malattia della madre Ma Khin Kyi nel 1988. Nonostante ciò, grazie al suo carattere forte, il 27 settembre decide di intraprendere la carriera politica e fonda la Lega Nazione della Democrazia. Il suo impegno per i diritti umani viene ripagato il 6 maggio 2008, data in cui il Congresso degli Stati Uniti le consegna la Medaglia d’oro del Congresso: il suo spirito è determinato e desideroso di battersi per la libertà del suo popolo. Nemmeno gli arresti domiciliari e l’impossibilità di contatti esterni riusciranno a indebolire la sua tenacia e il suo alto senso di giustizia. Ne è testimonianza il primo seggio al Parlamento birmano, nonostante il passato diattatoriale sia ancora presente. Dopo 21 anni la sua lotta non-violenza ottiene il Premio Nobel per la Pace. Ma il vero momento di svolta è rappresentato dall’11 novembre 2015, quando Aung San Suu Kyi vince le elezioni con 291 seggi, avviandosi a divenire il primo ministro di Myanmar. Si è trattato delle prime elezioni libere in 25 anni nel Paese. La strada verso una vera democrazia non sembra essere più una utopia. Durante un discorso trasmesso in tv nazionale, il “Gandhi birmano” ha sottolineato la necessità di una Costituzione «che dia luce a una genuina unione democratica». Tra gli incontri più importanti della sua vita si ricordano quello con il presidente Obama, avvenuto nel 2012, e quello con Papa Francesco, avvenuto il 28 ottobre 2013.

suu kiy

Donna al potere – «La realtà che tutti dobbiamo accettare è che Aung San Suu Kyi guiderà il Paese». Queste sono le parole del nipote dell’ex generale che portò avanti ben 21 anni su 54 l’oligarchia militare. Un duro governo che non si occupava della redistribuzione dei profitti e che sfruttava le materie prime di un suolo già aggravato dalle sanguinose battaglie fra le differenti etnie. Tuttavia, dopo una lunga lotta, la “mente” di Aung riesce finalmente a prendersi cura del popolo birmano. Fisicamente, infatti, la politica birmana non potrà mai ricoprire il ruolo di Presidente. Una clausola della Costituzione del Myanmar, entrata in vigore con le ultime modifiche nel 2008, impedisce a chi ha figli o parenti che hanno “giurato fedeltà” a un’altra nazione di diventare presidente. L’assurdità di tale restrizione coinvolge direttamente Suu Kyi, madre di due figli con cittadinanza inglese. Ma tutto questo non l’ha fermata. Il suo partito, che ha la maggioranza in Parlamento, ha trovato un accordo per eleggere Htin Kyaw, suo grande amico di infanzia. La politica birmana ha annunciato che governerà dall’alto, divenendo, di fatto, una figura con pieno potere decisionale. Le sue prime azioni sono rivolte ai conflitti armati fra le minoranze, alla gestione degli esteri, alla diffusione dell’istruzione, al settore delle energie e alla salvaguardia dell’ambiente. Nostante i militari abbiano creato un Consiglio Nazionale della Difesa e della Sicurezza, che ha il potere di sospendere il governo eletto, le promesse di Suu Kyi risvegliano uno spirito di rivoluzione e di cambiamento. Una nuova prospettiva per il futuro si specchia negli occhi del suo popolo, il quale sarà disposto a tutto per appoggiarla.

Redazione online

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