giovedì 17 agosto 2017
L’Ucraina che soffre

L’Ucraina che soffre

Le violenze, la crisi economica, i continui conflitti. Papa Francesco, a gran voce, squarcia il silenzio sulla grave situazione in Ucraina

La crisi nel mondo – «Stiamo vivendo una terza guerra mondiale, ma a pezzi». Queste sono le parole che continua a ripetere Papa Francesco. Sono parole forti, dette senza mezzi termini. Eppure descrivono alla perfezione una situazione drammatica che viene spesso ignorata. I recenti attentati terroristici  la stanno progressivamente svelando, ma la campagna portata avanti dall’ISIS è solo uno dei tanti capitoli di questo libro dell’orrore. Il numero delle vittime è spaventoso. Al devastante costo umano, si somma quello economico: 9.800 miliardi, l’11,3% del Pil globale. I Paesi coinvolti sono più di sessanta e la lista non risparmia nessun continente. La guerra si espande a macchia d’olio dappertutto. Dall’Africa al Medio Oriente, dall’Asia all’ America meridionale, passando anche per L’Europa e soprattutto per L’Ucraina, vittima di una gravissima crisi umanitaria.

La situazione in Ucraina – Il Paese è ormai sinonimo di violenza ed è diventato martire di un conflitto apparentemente congelato che viene totalmente dimenticato dai media. Si vive tra gli spari. L’instabilità regna sovrana. I bambini vengono abbandonati e non hanno più la possibilità di andare a scuola. Alcuni hanno completamente dimenticato come si legge e si scrive. Ogni giorno vengono fatte operazione chirurgiche senza anestesia.  Ogni giorno, ragazzine madri sono abbandonate negli orfanotrofi dopo abusi di guerra. Ogni giorno anziani in difficoltà sono costretti a percorrere chilometri a piedi, per riscuotere una misera pensione e comprare qualcosa da mangiare, con il costante rischio di calpestare una mina antiuomo. Il numero di profughi aumenta, diversamente da quello degli aiuti ricevuti. Nelle zone di frontiera i medicinali e i beni elementari arrivano con il contagocce. Mezzo milione di persone non ha cibo sufficiente, e centinaia di migliaia non dispongono di acqua potabile. I morti sono quasi 10mila, i feriti 20mila e le persone che soffrono oltre 3 milioni.  È un quadro spaventoso che non si deve ignorare, ma che purtroppo molti non conoscono.

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L’appello del Papa – L’Ucraina soffre in silenzio. È lontana da quasi tutti i riflettori, tranne quelli del Papa che, al Regina Coeli, domenica 3 aprile, ha rivolto il suo pensiero «al dramma di chi patisce le conseguenze della violenza in Ucraina: di quanti rimangono nelle terre sconvolte dalle ostilità che hanno causato già varie migliaia di morti, e di quanti, più di un milione, sono stati spinti a lasciarle dalla grave situazione che perdura». E aggiunge: «Ad essere coinvolti sono soprattutto anziani e bambini». Oltre alle sue preghiere, il Papa ha deciso di promuovere  un sostegno umanitario in loro favore. A tale scopo ha annunciato «una speciale colletta» in tutte le chiese cattoliche d’Europa domenica 24 aprile, invitando i fedeli ad unirsi a questo gesto di carità che, oltre ad alleviare le sofferenze materiali, vuole esprimere la vicinanza e la solidarietà sua personale e dell’intera Chiesa. I fondi ricavati saranno gestiti e messi a disposizione dei bisognosi dal Pontificio Consiglio “Cor Unum”, insieme ad una somma di denaro donata dal Papa stesso. Per la fine del mese di aprile, monsignor Giampietro Dal Toso, Segretario del dicastero vaticano, partirà in missione in Ucraina. Infine, il Pontefice ha ricordato la ricorrenza della Giornata Mondiale contro le mine antiuomo del 4 aprile: «Troppe persone continuano ad essere uccise o mutilate da queste terribili armi e uomini e donne coraggiosi rischiano la vita per bonificare i terreni minati. Rinnoviamo, per favore, l’impegno per un mondo senza mine!». Un appello forte, chiaro e soprattutto pieno di speranza. La speranza che non dovrebbe mai mancare a nessuno. La stessa speranza che, a detta di Borys Gudziak, responsabile delle Relazioni Esterne della Chiesa ucraina di rito greco-cattolico, gli ucraini continuano ad avere nonostante tutto: «Tutti noi crediamo che Dio non ci ha abbandonati. Davvero, non ci ha dimenticati». L’appello del Papa ne è la prova più autentica, con il desiderio che prima o poi, questo libro dell’orrore venga veramente chiuso. Una volta per tutte.

Redazione online

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